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Caso Roggero, nuovo scontro tra l’Esecutivo e i magistrati. L’Anm: «I giudici applicano la legge»

Il presidente Tango difende la l’operato delle toghe e precisa al governo i limiti: «Da Crosetto accuse odiose di doppiopesismo»

Caso Roggero, nuovo scontro tra l’Esecutivo e i magistrati. L’Anm: «I giudici applicano la legge»

In piena bufera di polemiche per la vicenda della grazia chiesta in favore del gioielliere Mario Roggero, condannato al carcere per aver ucciso i suoi rapinatori, l’Associazione nazionale dei magistrati difende la correttezza delle toghe, precisando al governo limiti e competenze. «Al di là dello specifico caso giudiziario, ovviamente non si può sottovalutare il tema delle aggressioni e delle violenze a danno di commercianti o in abitazioni di privati cittadini, ma questo semmai attiene al profilo della prevenzione dei reati e del controllo del territorio», spiega il presidente dell’Anm, Giuseppe Tango, il quale ricorda che «la legge prevede già il sacrosanto istituto della legittima difesa, ma non può tollerare la vendetta privata. Dire il contrario significa minare le fondamenta dello Stato di diritto e questo chi rappresenta le istituzioni dovrebbe saperlo bene».

Il dito è puntato in particolare contro le parole del ministro della Difesa, Guido Crosetto, il quale alcune ore dopo la sentenza aveva detto: «penso vada esperita ogni possibilità perché Roggero possa tornare a casa», aggiungendo che da anni c’è «una giurisprudenza che interpreta le leggi al punto di stravolgerle» ed è stato «consentito di mandare in libertà dopo pochi anni anche assassini di servitori dello Stato, per questo – aveva concluso – ciò che è accaduto a Roggero è ingiusto, incomprensibile e anche difficile da accettare».

Da qui la replica del leader del sindacato dei magistrati: «I giudici in tre gradi di giudizio e in modo convergente hanno applicato la legge, come è giusto che sia. Trovo quindi sorprendenti le dichiarazioni di un ministro, che invoca addirittura il potere del giudice di innovarle, compito che spetta unicamente al legislatore, delegittimando al tempo stesso la magistratura con accuse di doppiopesismo tanto odiose quanto generiche». Anche per la direzione nazionale di Unità per la Costituzione le frasi di Crosetto «sono inaccettabili» e «chi riveste incarichi di governo» dovrebbe «astenersi da dichiarazioni che possano minare la fiducia dei cittadini nella giurisdizione».

Non a caso la presidente della Corte d’Appello di Torino, Alessandra Bassi, segnala «sconcerto ed estrema preoccupazione per la gravissima campagna diffamatoria sviluppatasi sui social» a seguito della sentenza della Cassazione su Roggero. A chiedere un cambio di rotta nel dibattito è anche il presidente dell’Unione delle Camere penali, Francesco Petrelli, per il quale «il diritto di difendersi non può essere confuso con il diritto di vendicarsi».