Il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha concesso l’affidamento in prova ai servizi sociali ad Alberto Stasi, che lascia così il carcere dopo circa dieci anni e mezzo di espiazione. Stasi, entrato nel penitenziario di Bollate nel dicembre 2015 a seguito della condanna definitiva a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi, si trovava già in regime di semilibertà da poco più di un anno, potendo uscire regolarmente durante il giorno per lavorare.
Il fine pena per il 42enne è previsto per l’ottobre 2028: sconterà gli ultimi due anni di condanna grazie a questa misura alternativa. Il via libera formale è giunto dopo un’udienza blindata e rimasta segreta ai cronisti, durante la quale il sostituto procuratore generale Valeria Marino ha espresso un parere favorevole, d’accordo con il presidente Marcello Bortolato.
A pesare sulla decisione dei giudici milanesi sono stati diversi elementi importanti: la buona condotta di Stasi, le relazioni degli educatori, il fatto che abbia accettato la sentenza e stia risarcendo la famiglia della vittima. Ha influito anche la scelta del silenzio con i media mantenuta negli ultimi anni. Da oggi Stasi non dovrà più rientrare in cella la sera.
