Botta e risposta a distanza tra la premier Giorgia Meloni e il presidente del Partito democratico Stefano Bonaccini dopo le dichiarazioni dell’esponente dem rilasciate a margine di un’iniziativa del Pd ad Albenga.
Bonaccini ha esposto una sua analisi dei flussi di voto favorevoli alla destra, in particolare per Fratelli d’Italia, Lega e Roberto Vannacci. «È il voto di chi ha poco studiato, di chi vive nelle aree interne delle città e di chi sta peggio economicamente», ha affermato il presidente del Pd ai microfoni della testata ligure IVG, evidenziando come la perdita di posti di lavoro e il calo demografico negli ultimi quindici anni abbiano spinto le fasce più fragili ad ascoltare chi «parla alla pancia della gente».
L’affondo della presidente del Consiglio è arrivato a stretto giro tramite i propri canali social. «In una illuminata lezione, Stefano Bonaccini ci spiega che milioni di italiani votano a destra perché hanno studiato poco», ha replicato Meloni. «Quegli italiani, indipendentemente dalle scuole che hanno frequentato, hanno studiato sulla loro pelle le conseguenze delle politiche della sinistra. Votano a destra perché noi non chiediamo loro quanti titoli di studio abbiano prima di ascoltarli. Li rispettiamo».
La controriposta di Bonaccini è giunta nel corso della trasmissione Coffee Break su La7, dove il presidente dem ha denunciato la decontestualizzazione delle sue parole. «Hanno estrapolato una frase da un ragionamento più complessivo», ha precisato Bonaccini, richiamando analisi e studi sui flussi elettorali in tutto l’Occidente, dalla Brexit alle elezioni di Trump fino all’ascesa di Marine Le Pen in Francia. «Scorporando il voto, la destra prende un consenso maggioritario tra chi ha meno titoli di studio e vive nelle periferie. L’ho detto come un problema e un richiamo autocritico per la sinistra, che deve tornare a occuparsi di lavoro, istruzione e sanità in vista delle elezioni del 2027».
