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Bollo auto, Meloni assicura: «Lo stop sarà strutturale». Bufera tra la premier e Renzi

La presidente del Consiglio: «Non sarà un’abolizione a tempo ma una misura che renderemo definitiva». Giani: «Incostituzionale»

Bollo auto, Meloni assicura: «Lo stop sarà strutturale». Bufera tra la premier e Renzi

Il bollo non tornerà. La mattina dopo l’annuncio, Giorgia Meloni mette un punto: l’abolizione per auto fino a 80 kW e moto non sarà soltanto una parentesi di un anno. «È pensata per essere strutturale, quindi definitiva. Facciamo chiarezza», scandisce in un post prima di volare a Oslo. Parole che frenano il rincorrersi delle interpretazioni e tengono salda a Palazzo Chigi la regia di una mossa che – raccontano più fonti di maggioranza – ha colto di sorpresa gli alleati. A fine giornata arriva anche il passaggio formale del Colle: Sergio Mattarella emana il decreto con lo stop al bollo e il taglio delle accise, autorizzando il ddl di conversione.

Le polemiche

Se sul piano istituzionale l’iter avanza, le scintille di giornata sono tutte con Matteo Renzi. Il leader di Italia Viva apre gli archivi e presenta a Meloni il conto di dieci anni: nel 2016, quando era lui a proporre di cancellare la tassa, lei lo liquidava come «venditore di pentole» e «mago della distrazione di massa». Lapidaria la risposta della premier: «Bravo Matteo. Oggi hai scoperto la differenza tra annunciare e realizzare». Quanto basta per riaccendere il senatore, che mette in fila il suo curriculum di governo e restituisce il colpo: «Tu hai annunciato molto, hai realizzato poco». Poi il congedo e l’invito: «Stacca i social e torna a lavorare a Palazzo Chigi, che ti paghiamo per questo». E magari anche e a raccogliere la sfida di un confronto in tv.

La dialettica nazionale segue la premier fino in Norvegia, dove il confronto si allarga all’energia, al centro del faccia a faccia con il governo di Jonas Gahr Store. Fino al profondo nord la raggiunge così anche una domanda sulla lettera di Elly Schlein, con l’offerta di un’intesa sul piano dem da 14 miliardi che l’Italia potrebbe impiegare entro il 2028 per accelerare la transizione. La porta non è chiusa: Meloni promette di «approfondire senza pregiudizi» e di valutare ogni proposta «utile». Uno spiraglio affiancato dalla stoccata alle opposizioni che, pur di contestare il governo, «stanno chiedendo di anda’ a pagare il bollo della macchina».

Le coperture

Dietro la battaglia politica resta però il nodo delle coperture. Nel decreto le risorse si fermano al 2027: perché l’addio al bollo sia strutturale, la prossima manovra dovrà garantirne le risorse sull’intero triennio di bilancio. Uno spazio ancora bianco. Colti in contropiede dall’annuncio, Antonio Tajani e Matteo Salvini si rimettono in scia, ciascuno cercando di lasciare il proprio timbro. Il leader di Forza Italia allontana i sospetti elettorali e assicura che le coperture «ci sono». Salvini scaccia invece con ironia l’idea di essere stato spiazzato: «Lascio immaginare se il ministro dei Trasporti ne sa o no qualcosa». Poi rilancia: la soglia degli 80 kW dovrà essere alzata e il perimetro esteso al «superbollo». Al Mit le simulazioni sono già partite: vale circa 250 milioni l’anno. Per compensare le Regioni – destinatarie del gettito del bollo – il governo punta sulle economie ancora inutilizzate del Pnrr. Se il giudizio della Valle d’Aosta è di «grande favore», dai territori a guida centrosinistra l’altolà più duro arriva da Eugenio Giani: usare risorse Ue destinate agli investimenti per compensare entrate regionali che finanziano anche la sanità rende l’operazione «palesemente incostituzionale».