Alla Biennale Arte di Venezia si chiude la fase di tensione tra il ministro della Cultura Alessandro Giuli e il presidente della Fondazione Biennale Pietrangelo Buttafuoco. Dopo mesi segnati da polemiche e distanze, i due si sono ritrovati oggi all’Arsenale, tornando a parlarsi e a mostrarsi insieme in una visita definita “privata e riservata”, ma dal forte valore simbolico. Il riavvicinamento arriva dopo il caso del Padiglione Russia e le controversie legate alla sua apertura, anche solo per pochi giorni durante la Vernice della 61esima Esposizione Internazionale d’Arte. Una vicenda che aveva alimentato tensioni istituzionali e politiche, culminate nell’assenza del ministro all’inaugurazione ufficiale dello scorso 9 maggio e in verifiche ministeriali sulla gestione del rispetto delle sanzioni internazionali.
Oggi, però, il clima è apparso completamente diverso. Ad accogliere Giuli al molo della Gru è stato proprio Buttafuoco, che lo ha accompagnato tra le opere del Padiglione Italia “Con te con tutto”, firmato da Chiara Camoni e curato da Cecilia Canziani. Un incontro durato meno di un’ora ma sufficiente a sancire una distensione evidente nei rapporti. «Ovvio», ha risposto il ministro a chi gli chiedeva se fosse tornata la pace. «Non è stata una guerra personale», ha poi chiarito, citando Aristotele e sottolineando come al centro del suo operato vi sia «la verità che rappresento come ministro». Parole che segnano il tentativo di archiviare una stagione di contrasti che, almeno pubblicamente, avevano assunto anche toni personali.
Buttafuoco, dal canto suo, ha accolto il ministro con cordialità, donandogli il catalogo della Biennale e accompagnandolo tra le installazioni. Un gesto semplice ma carico di significato dopo settimane di gelo tra i vertici della manifestazione e il Ministero della Cultura. A chiusura della visita, Giuli ha parlato di «una giornata perfetta, una giornata bellissima», insistendo sul valore della Biennale come spazio di libertà e confronto culturale. «Il messaggio che arriva è la libertà, la bellezza, la cura della funzione sociale delle arti», ha affermato, rivendicando la volontà di superare ogni polemica.
Il ministro ha infine ribadito la natura del rapporto con il presidente della Biennale: «È un amico». Una frase che suggella una tregua che, pur nata in un contesto di tensione politica e culturale, sembra ora riportare il dialogo su binari istituzionali più distesi.
