La sentenza di appello bis «ricostruisce, mediante le dichiarazioni di Mauro Caroccia, le conversazioni captate e la documentazione acquisita, la risalente partecipazione dei Senese, “portati” dal fratello Daniele, nella società che gestiva il ristorante “da Baffo” e il relativo investimento, risultando il ristorante nella sostanziale disponibilità di Angelo Senese e di suo figlio Vincenzo, assunto con una paga (200 euro al giorno) sproporzionata per un comune cameriere (70 euro, quando i compiti sono anche di direzione), al quale le conversazioni captate ascrivono la disponibilità del ristorante».
È quanto scrivono i giudici della sesta sezione penale di Cassazione nelle motivazioni della sentenza con cui nel febbraio scorso hanno reso definitiva la condanna a 4 anni di carcere per Caroccia, attualmente indagato assieme alla figlia Miriam per riciclaggio e fittizia intestazione di beni nella vicenda della «Le 5 Forchette», società di cui ha detenuto quote anche l’ex sottosegretario Andrea Delmastro.
In riferimento al ricorso presentato da Caroccia i giudici, motivandone il rigetto, scrivono che è «dimostrato l’interesse di Angelo Senese anche alla gestione» del ristorante “Da Baffo”, «l’acquisto di un “pacchetto” per la pubblicità e la sua effettiva titolarità – si legge – diretta o attraverso il figlio, fatto assumere in nero nel ristorante con una paga al di fuori dei canoni consueti, emergendo i suoi ripetuti riferimenti alla restituzione delle somme da lui investite nel ristorante, di cui si dimostra nota anche a terzi la proprietà in capo ai due Senese»










