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Aziende italiane a caccia di laureati, le materie scientifiche le più introvabili

Persiste un profondo mismatch tra domanda e offerta: i profili STEM scarseggiano e gli indirizzi umanistici scontano tempi d’inserimento più lunghi

Aziende italiane a caccia di laureati, le materie scientifiche le più introvabili
Studenti durante una lezione

Trovare laureati pronti a entrare nel mercato del lavoro è una sfida sempre più complessa per il tessuto imprenditoriale italiano. Nonostante il numero di giovani con un titolo universitario sia cresciuto in modo costante negli ultimi anni, il divario tra la domanda delle aziende e le competenze realmente disponibili continua ad ampliarsi.

Il nuovo focus della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro evidenzia come la quota di laureati difficili da reperire sia schizzata dal 35,2% del 2019 al 51% del 2025. Un fenomeno eterogeneo che penalizza lo sviluppo delle imprese e rallenta la crescita economica di diversi territori italiani.

Discipline ricercate

Alla radice del problema c’è in primo luogo la scelta del percorso formativo. La carenza si concentra prevalentemente negli ambiti scientifici e tecnologici (i cosiddetti “STEM”). Per le posizioni nel settore chimico-farmaceutico la difficoltà di reperimento sfiora il 72,8%, mentre per l’indirizzo sanitario e paramedico raggiunge il 70,8%.

Critiche anche le ricerche di ingegneri industriali (65,7%) e di specialisti in matematica, fisica e informatica (62,5%). Al contrario, per chi sceglie i rami umanistico, filosofico, storico o artistico l’indice si ferma al 37,6%, generando un surplus di offerta che costringe i candidati ad affrontare tempi di inserimento lavorativo decisamente più lunghi.

Il peso del territorio

Oltre alla formazione, anche la geografia incide fortemente sulle dinamiche di reclutamento. Le aree dove risulta più complicato trovare laureati non sono necessariamente quelle a più alta concentrazione di opportunità. In testa alla classifica delle regioni con la maggior percentuale di entrate d’ateneo problematiche figurano la Valle d’Aosta (64,8%), il Trentino Alto Adige (64,5%) e il Friuli Venezia Giulia (60%).
Viceversa, realtà economiche a forte trazione istituzionale o industriale come Lombardia (22% di laureati su entrate complessive) e Lazio (19,6%), ma anche Sicilia e Campania, registrano percentuali di difficoltà inferiori al 50%, a testimonianza di importanti disparità anche tra province confinanti.

Riscatto

Nonostante tali distorsioni, l’istruzione terziaria rimane un fattore altamente premiante per la carriera professionale. Nell’ultimo decennio i laureati tra i 25 e i 34 anni sono saliti a 1,918 milioni (+11%). Il tasso di occupazione complessivo tra chi possiede una laurea sfiora l’82,8%, staccando netto il 68,6% dei diplomati e il 55,7% di chi possiede la sola licenza media.

A trarre il massimo vantaggio dal percorso accademico sono soprattutto le categorie storicamente più svantaggiate: l’occupazione femminile supera l’80% tra le laureate (rispetto al 58,6% delle diplomate), mentre al Sud il valore tocca il 60%, mettendo a segno un balzo di quasi dodici punti percentuali rispetto al 2019.