«Sono serenissimo e non ho nulla da dichiarare». Con queste parole Gianni Di Vita, commercialista ed ex sindaco di Pietracatella, ha risposto ai giornalisti all’uscita dalla questura di Campobasso. L’uomo è il marito e padre delle due donne decedute lo scorso dicembre a causa di un avvelenamento da ricina, una vicenda drammatica su cui la Procura di Larino sta indagando con l’ipotesi di duplice omicidio. La giornata di oggi è stata caratterizzata da un’intensa attività investigativa. Gli agenti della Squadra Mobile hanno effettuato approfondite perquisizioni nei due studi professionali di Di Vita, uno situato a Pietracatella e l’altro nel capoluogo molisano.
Nel corso delle operazioni, i poliziotti hanno sequestrato diverso materiale e documenti al vaglio degli inquirenti, oltre a una borsa appartenente alla moglie dell’uomo, Antonella Di Ielsi, contenente alcuni effetti personali. Dopo una prima permanenza di oltre un’ora negli uffici di via Tiberio, da cui si era allontanato a bordo di un’auto di servizio scortato da due agenti, il professionista è tornato brevemente in questura intorno alle 13. La sua presenza è stata necessaria esclusivamente per la firma degli atti relativi ai controlli svolti in mattinata. Al momento, Gianni Di Vita non risulta iscritto nel registro degli indagati, mentre gli inquirenti proseguono le indagini per fare luce sui contorni della tragedia.
