In Italia un bambino su 77 nella fascia 7–9 anni presenta un disturbo dello spettro autistico, con una prevalenza maggiore nei maschi, pari a 4,4 volte rispetto alle femmine. A dirlo sono i dati dell’Osservatorio Nazionale Autismo dell’Istituto Superiore di Sanità secondo cui circa 500mila persone nel Paese siano nello spettro autistico. Dati diffusi proprio oggi in occasione della Giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo, istituita nel 2007 dall’Assemblea Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, con diverse riflessioni sul rapporto con la scuola, il lavoro, la salute e il supporto alle famiglie che vivono quotidianamente la condizione dell’Autismo.
Scuola e istruzione
«Il Ministero dell’istruzione e del merito, da sempre impegnato nelle politiche tese a favorire l’inclusione e la valorizzazione delle potenzialità di ogni studente, illumina di blu il proprio Palazzo, colore simbolo scelto dall’Onu per sensibilizzare i cittadini alla conoscenza dei disturbi dello spettro autistico e richiamare l’attenzione della Società sui diritti delle persone con disabilità». Così su X il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara.
«La Scuola italiana – scrive – fondata sui principi costituzionali, costituisce un esempio di scuola inclusiva che mette lo studente al centro dell’azione educativa attraverso la personalizzazione degli apprendimenti. Anche a livello internazionale, il modello italiano di inclusione scolastica è oggetto di costante attenzione e apprezzamento. Tale Giornata rappresenta, dunque, un’importante occasione per invitare le Istituzioni scolastiche ad organizzare iniziative e attività in grado di trasformare ogni classe e laboratorio in luoghi in cui ogni differente individualità sia riconosciuta e valorizzata, così da garantire a tutti gli studenti le stesse possibilità di partecipazione, apprendimento, crescita e autonomia. Così vissuta, la Giornata del 2 aprile può rappresentare per l’intera Comunità scolastica un momento di approfondimento e di confronto teso a consolidare l’impegno a rafforzare la consapevolezza sul tema dell’autismo».
I dati e la diagnosi
Negli ultimi anni, la diagnosi avviene mediamente intorno ai 3 anni, un traguardo importante che consente l’avvio precoce degli interventi. La letteratura internazionale indica un’età media di diagnosi pari a 49 mesi. Il rischio generale per una coppia di avere un figlio con ASD è stimato intorno all’1%, mentre nelle famiglie in cui è già presente un bambino nello spettro autistico la probabilità supera il 20%. I dati più recenti mostrano inoltre la presenza di 1.214 centri dedicati alla diagnosi e alla presa in carico dei disturbi del neurosviluppo, con 788.253 utenti censiti, di cui 78.826 bambini con diagnosi di disturbo dello spettro autistico. L’aumento delle diagnosi non corrisponde necessariamente a un reale incremento dei casi, ma è invece legato a criteri diagnostici più ampi, maggiore attenzione clinica e strumenti di screening più efficaci.
Schillaci: «Dopo 13 anni un piano sulla salute mentale, include dipendenze da social»
«Dopo 13 anni, l’Italia ha finalmente un Piano organico per la Salute mentale» per supportare il quale «nel primo anno sono stati previsti 30 milioni da destinare alle assunzioni di professionisti, necessari per rafforzare il sistema». E questo piano «prevede anche un capitolo dedicato alle dipendenze, che oggi includono anche quelle da social e da internet, con situazioni che evolvono rapidamente». Lo ha detto il ministro della Salute Orazio Schillaci intervistato al Forum Ansa, commentando anche i recenti fatti di cronaca che hanno visto come protagonisti dei minori.
Il piano per la Salute mentale, finanziato con risorse pluriennali, punta soprattutto sulla prevenzione: «Riconoscere i disturbi psichiatrici in età giovanile significa evitare che negli anni si arrivi a situazioni più complesse e difficili da recuperare» ha detto Schillaci. Per questo, ha aggiunto, «abbiamo finanziato psicologi nelle scuole, un presidio importantissimo, e lottiamo contro lo stigma: non bisogna avere paura di affrontare un disturbo psicologico, perché solo diagnosticandolo si può intervenire».
I recenti casi di cronaca evidenziano un ruolo sempre più problematico dei social media, che agiscono non solo come amplificatori di disagi preesistenti, ma anche come diretti promotori di comportamenti violenti o pericolosi. In merito Schillaci ha sottolineato: «Il ministero della Salute è impegnato attivamente con il Dipartimento Dipendenze della presidenza del Consiglio. Da parte nostra c’è attenzione verso un tema che è da tenere sotto grande osservazione. Dobbiamo avere strumenti per affrontarlo in modo scientifico». Quindi, nella giornata della consapevolezza sull’autismo, il ministro ha ricordato di come si tratti di un «problema importante con numeri in crescita in modo esponenziale che va affrontato in modo consapevole insieme a associazioni di familiari, comunità scientifica, operatori sanitari e istituzioni».
Accesso al mondo del lavoro
Vicina alle famiglie che vivono questa realtà il ministro per le Riforme istituzionali Elisabetta Casellati: «Il mio pensiero va a chi vive questa realtà ogni giorno dell’anno». Le famiglie «troppo spesso affrontano da sole il calvario legato alle diagnosi, alle terapie e all’assistenza. Le istituzioni hanno il dovere di accompagnarle con risposte concrete. Garantire autonomia significa sostenere l’accesso al mondo del lavoro e promuovere dignità e prospettive future per le persone dello spettro autistico. È anche il presupposto essenziale per costruire il ‘dopo di noi’. Le diverse abilità non rappresentano un limite, ma un valore che la società e il mondo delle imprese sono chiamati a riconoscere e valorizzare».
Per il ministero del Lavoro serve una «riorganizzazione risorse»
Per quanto riguarda il tema dell’inserimento lavorativo delle persone con disturbi dello spettro autistico, «è vero che le risorse non ci sono, ma le risorse che noi destiniamo agli ambiti sociali, all’invalidità civile in termini di prestazioni e quant’altro sono tante e il vero problema è riorganizzarle». Così Mauro Nori, capo di Gabinetto del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali all’evento ‘Cervelli ribelli at work’ a Roma. «Riorganizzare i processi è una delle cose più difficili, perché significa prima di tutto un cambiamento culturale – ha aggiunto Nori -. Hanno tutti paura del cambiamento, anche quelli che lo determinano. Posso dire che di risorse, paradossalmente, ce ne sono tante. Il tema è come riutilizzarle, perché anche la burocrazia, anche il decisore politico, anche chi le amministra, ha più facilità a ragionare in logica additiva, replicando i processi precedenti, invece che riorganizzare la spesa dove magari si potrebbe creare un servizio a valore aggiunto».
Nasce un protocollo per l’inserimento lavorativo in ambito tech e cyber
Un lavoro paziente e scrupoloso volto a favorire, in maniera concreta, degli inserimenti lavorativi di persone con disturbi dello spettro autistico attraverso un protocollo che possa essere scalabile e replicabile da aziende nel mondo del digitale, delle telecomunicazioni e dell’information technology. È l’obiettivo del progetto, promosso da Asstel insieme alla Fondazione Cervelli Ribelli, presentato all’università Luiss di Roma, in occasione della Giornata mondiale per la consapevolezza sull’Autismo, durante l’evento ‘Cervelli ribelli at work’.
Un lavoro strutturato su più livelli, come ha spiegato Federica Giammello, psicoterapeuta e responsabile clinica del progetto. «Il primo è quello legato ai ragazzi, con cui stiliamo il profilo di funzionamento, focalizzandoci su quelli che sono i loro punti di forza, ad esempio il loro iperfocus, l’affidabilità e la precisione – ha spiegato Giammello -. Poi passiamo ai punti di debolezza, legati all’ipersensorialità emotiva e alle difficoltà relazionali».
Un secondo livello è poi quello dedicato alla famiglia. «Insieme ai familiari, che conoscono meglio di tutti i ragazzi, analizziamo l’area della vita quotidiana, della comunicazione e anche delle abilità motorie – prosegue Giommelli -. Successivamente, il terzo livello lo dedichiamo alle aziende, quindi cerchiamo di capire insieme al team delle risorse umane, quale area può essere ideale, proseguendo con un processo di formazione di tutti i team che si relazioneranno con i ragazzi». Infine, aggiunge, «durante tutto l’arco dello dello stage monitoriamo il ragazzo, la famiglia e l’azienda».
«Per noi che quotidianamente lavoriamo sull’innovazione, sul digitale, oltre che sulle telecomunicazioni, è fondamentale costruire percorsi che guardino oltre gli orizzonti tradizionali – ha spiegato Laura Di Raimondo, direttrice generale di Asstel -. Vanno cercate professionalità che possano, in un momento storico come questo nel nostro Paese, rispondere a un’istanza fondamentale che è quella del mismatch sulle competenze digitali e Stem. I ragazzi con neurodivergenze possono avere potenzialità inespresse, delle abilità rare e spesso sono molto abili nell’ambito delle competenze tecniche e tecnologiche. Questo paradosso del talento inespresso è fondamentale per dare delle risposte lavorative a questi ragazzi e a queste ragazze».









