Un centinaio di manifestanti ha fatto irruzione nella redazione centrale de La Stampa in via Lugaro a Torino, forzando gli ingressi e gridando minacce come «Giornalista terrorista, sei il primo della lista». Muri imbrattati, oggetti rovesciati e documenti gettati a terra: un attacco violento e simbolico che il Comitato di Redazione definisce «gravissimo» e «ancora più vile» perché avvenuto nel giorno dello sciopero nazionale dei giornalisti, ieri 28 novembre, dedicato alla difesa di un’informazione libera, democratica e plurale.
Il Cdr denuncia anche l’assenza di un intervento tempestivo delle forze dell’ordine, mentre già nelle prime ore sono giunti in redazione numerosi messaggi di solidarietà: dalla Federazione nazionale della stampa, dall’Ordine dei giornalisti, dalla Stampa Subalpina, fino al ministro dell’Interno, al presidente della Regione Piemonte e al sindaco di Torino, accorsi a condannare l’accaduto.
Vicino alla redazione anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha inviato al direttore Andrea Malaguti un messaggio di sostegno e di ferma censura dell’irruzione.
Le associazioni sindacali dei giornalisti parlano di un gesto «inaccettabile», che riporta alla memoria pratiche intimidatorie del passato e che si inserisce in una serie crescente di aggressioni contro reporter e redazioni in tutta Italia. Il ministro Matteo Piantedosi ha definito l’azione «gravissima», annunciando verifiche su quanto accaduto e comunicando che una trentina di partecipanti sono già stati identificati.
Solidarietà anche dai colleghi di Repubblica e del Tg3, che ricordano come colpire un giornale significhi colpire la libertà di stampa, fondamento essenziale della democrazia. Nonostante l’attacco, il Cdr ribadisce: «Non abbiamo paura. Continueremo a fare il nostro lavoro senza farci intimidire».










