L’ex governatore della Sicilia, Totò Cuffaro, rischia di finire a processo per corruzione e traffico di influenze illecite nell’ambito dell’inchiesta che lo vede coinvolto anche perché, secondo l’accusa, avrebbe agito da «intermediario con i vertici dell’amministrazione regionale e delle aziende sanitarie siciliane» accettando «la promessa di assunzioni, contatti, subappalti e altri vantaggi» offerti da Mauro Marchese e Marco Dammone, referenti della Dussmann Service Srl allontanati in seguito all’inchiesta, che partecipava alla gara per “l’ausiliariato” bandita dall’Asp Siracusa, poi vinta dall’azienda.
La Procura di Palermo ha chiesto il rinvio a giudizio per Cuffaro che dovrà presentarsi l’8 maggio davanti alla giudice per l’udienza preliminare del Tribunale del capoluogo siciliano, Ermelinda Marfia.
L’inchiesta, coordinata dal procuratore capo Maurizio De Lucia con i sostituti Gianluca Di Leo e Andrea Zoppi, riguarda una presunta gestione illecita di appalti nella sanità e procedure concorsuali truccate.
Nel dettaglio, Cuffaro è accusato di corruzione in merito a un appalto dell’Asp di Siracusa per servizi di ausiliariato, poi affidato alla Dussmann. In questo filone, la Procura procede separatamente per la posizione del deputato Francesco Saverio Romano, mentre per il direttore generale dell’Asp, Alessandro Caltagirone, è ipotizzata l’archiviazione.
Un secondo filone d’indagine riguarda il concorso per 15 posti da operatore socio sanitario presso l’Azienda ospedaliera Villa Sofia-Cervello di Palermo.
L’accusa sostiene che i vertici dell’ospedale, nelle figure di Roberto Colletti e Antonio Iacono, abbiano consegnato in anteprima a Cuffaro e al suo collaboratore Vito Raso le tracce della prova d’esame. In cambio, i dirigenti avrebbero cercato l’appoggio politico necessario per garantire la riconferma dei propri incarichi. Nella memoria difensiva, Cuffaro ha ammesso di aver commesso «un errore» nel tentativo di aiutare una candidata, pur sottolineando la successiva stabilizzazione collettiva di tutti i lavoratori coinvolti.
Dalle imputazioni dell’udienza preliminare è invece caduta l’accusa di corruzione legata a una presunta mazzetta che sarebbe dovuta transitare da un imprenditore al direttore del Consorzio di bonifica occidentale tramite la mediazione di Cuffaro e del deputato regionale Carmelo Pace.