L’ex governatore della Sicilia, Totò Cuffaro, rischia di finire a processo.
La Procura di Palermo ha chiesto il rinvio a giudizio per Cuffaro che dovrà presentarsi l’8 maggio davanti alla giudice per l’udienza preliminare del Tribunale del capoluogo siciliano, Ermelinda Marfia.
L’inchiesta, coordinata dal procuratore capo Maurizio De Lucia con i sostituti Gianluca Di Leo e Andrea Zoppi, riguarda una presunta gestione illecita di appalti nella sanità e procedure concorsuali truccate.
Cuffaro è indagato anche per una questione relativa a un appalto dell’Asp di Siracusa per servizi di ausiliariato insieme a Mauro Marchese e Marco Dammone, referenti della Dussmann Service Srl, allontanati dall’azienda in seguito all’inchiesta.
Dussmann ricorda che la società «è risultata aggiudicataria dell’appalto in questione, classificandosi tuttavia al secondo posto per la propria offerta tecnica, non premiata dall’Asp di Siracusa che ha invece attribuito il massimo punteggio» ad altra società.
«L’appalto in questione – prosegue Dussmann – non è mai stato avviato e la procedura è stata successivamente annullata in autotutela, come richiamato anche nei provvedimenti dell’Autorità giudiziaria. Dunque, la Società non ha conseguito alcun beneficio economico o contrattuale dalla vicenda».
Per quanto riguarda l’originaria accusa di corruzione, il giudice per le indagini preliminari con un’ordinanza dello scorso 3 dicembre ha riclassificato la contestazione, escludendo il reato di corruzione e turbativa d’asta.
Un secondo filone d’indagine riguarda il concorso per 15 posti da operatore socio sanitario presso l’Azienda ospedaliera Villa Sofia-Cervello di Palermo.
L’accusa sostiene che i vertici dell’ospedale, nelle figure di Roberto Colletti e Antonio Iacono, abbiano consegnato in anteprima a Cuffaro e al suo collaboratore Vito Raso le tracce della prova d’esame. In cambio, i dirigenti avrebbero cercato l’appoggio politico necessario per garantire la riconferma dei propri incarichi. Nella memoria difensiva, Cuffaro ha ammesso di aver commesso «un errore» nel tentativo di aiutare una candidata, pur sottolineando la successiva stabilizzazione collettiva di tutti i lavoratori coinvolti.
Dalle imputazioni dell’udienza preliminare è invece caduta l’accusa di corruzione legata a una presunta mazzetta che sarebbe dovuta transitare da un imprenditore al direttore del Consorzio di bonifica occidentale tramite la mediazione di Cuffaro e del deputato regionale Carmelo Pace.
