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Al-Hayya nuovo leader di Hamas, escalation in Medio Oriente. Netanyahu non verrà arrestato negli USA

Trump protegge il leader israeliano, intanto a Gaza si registra un nuovo raid aereo nelle vicinanze di un ospedale da campo

Al-Hayya nuovo leader di Hamas, escalation in Medio Oriente. Netanyahu non verrà arrestato negli USA
Al-Hayya, nuovo leader di Hamas (foto Ansa)

Il movimento islamista palestinese Hamas ha annunciato ufficialmente l’elezione di Khalil al-Hayya come nuovo leader supremo del gruppo. Al-Hayya assume la guida formale succedendo a Yahya Sinwar, che era stato ucciso a Gaza dall’esercito israeliano nell’ottobre del 2024. La nomina si inserisce in una fase di estrema instabilità per l’intera regione, segnata da un’intensa attività diplomatica parallela alle ostilità sul campo.

Le garanzie di Trump per Netanyahu e le minacce a Teheran

Sul fronte diplomatico e delle relazioni internazionali, Donald Trump ha preso una posizione netta attraverso il proprio social network Truth, blindando la figura del premier israeliano: il tycoon ha dichiarato che Benjamin Netanyahu non verrà arrestato, in alcun modo o circostanza, mentre si trova nel territorio degli Stati Uniti. La presa di posizione arriva in risposta alle affermazioni del sindaco di New York, Zohran Mamdani, che aveva ipotizzato un possibile arresto del primo ministro qualora sbarcasse a New York in occasione dell’assemblea generale dell’Onu. Trump ha sottolineato che gli unici a dover essere arrestati sono coloro che hanno trascinato l’Iran in una spirale di morte e distruzione, definendo la questione come un problema che avrebbe dovuto essere affrontato già anni fa dalle precedenti amministrazioni presidenziali.

Poco prima, sempre tramite i propri canali social, Trump ha lanciato un durissimo monito a Teheran, affermando che ogni uccisione di soldati americani da parte dell’Iran sarà pagata a caro prezzo. Il tycoon ha reso noto di aver già trasmesso precise direttive operative in merito al segretario alla Guerra, Pete Hegseth, al Presidente dei Capi di Stato Maggiore Congiunti, Daniel Caine, e a tutti i vertici dell’esercito statunitense.

La diplomazia sotterranea e il blocco marittimo degli Houthi

Mentre i toni della politica statunitense si inaspriscono, i canali della diplomazia internazionale cercano una via di mediazione per evitare il collasso totale dei rapporti: secondo quanto riferito da fonti iraniane di alto livello, i mediatori avrebbero proposto una tregua della durata di dieci giorni con l’obiettivo specifico di esplorare le modalità necessarie a rilanciare l’accordo provvisorio tra Iran e Stati Uniti.

La proposta di distensione viaggia tuttavia in parallelo con nuove fiammate sul fronte del conflitto allargato: i ribelli yemeniti Houthi, sostenuti dall’Iran, hanno infatti annunciato un embargo marittimo con effetto immediato contro l’Arabia Saudita. Il portavoce militare del gruppo, Yahya Saree, ha motivato il blocco applicando l’equazione del «occhio per occhio», dopo che la scorsa settimana le forze saudite e i miliziani yemeniti si erano scambiati colpi di fuoco per la prima volta dopo anni di tregua relativa.

La cronaca dei combattimenti nella Striscia di Gaza

Sul terreno della Striscia di Gaza, la pressione militare israeliana non accenna a diminuire, registrando nuove vittime civili e combattenti: fonti mediche locali hanno riferito l’uccisione di tre palestinesi e il ferimento di diverse altre persone a causa di un raid aereo che ha colpito un veicolo nelle vicinanze dell’ospedale da campo Uk-Med, situato a sud-ovest della zona di al-Mawasi a Khan Yunis. Nelle stesse ore, un altro cittadino palestinese è deceduto a Gaza City, a causa delle gravi ferite riportate in seguito a un precedente attacco condotto nei pressi del bivio di Al-Ghafri.