Inizia ad insinuarsi il sospetto che la bocciatura alla Camera dell’emendamento sulle preferenze nella legge elettorale, sia stata studiata a tavolino. Una perfetta messinscena.
Il sospetto è alimentato dal fatto che alla pesante bocciatura dell’Aula non ci sia stata una conseguente reazione politica. Se passi col rosso davanti alla Polizia, puoi anche evitare il ritiro della patente, ma la multa non te la toglie nessuno. Insomma, se è vero, come si dice, che Meloni voleva a tutti i costi che l’emendamento passasse, all’esito del voto negativo provocato dalla sua stessa maggioranza, la premier avrebbe dovuto dare un segnale. Piccolo quanto si vuole, ma il segnale politico doveva darlo.
C’è chi, esagerando, ha chiesto addirittura le sue dimissioni. Questo no. Ma non possiamo accontentarci di un finale a tarallucci e vino. Altrimenti, davvero, l’ipotesi che si sia trattato di un gioco diventa più di un sospetto.
In altri tempi, altri capi di Governo sarebbero già saliti al Quirinale con le dimissioni in tasca. Perchè se ti intesti un emendamento di fondamentale importanza per il tuo futuro politico e quello del Governo e l’emendamento viene bocciato, non puoi far finta di niente.
È stata una scivolata della ministra Casellati? Bene, paghi Casellati, ma un segnale bisogna darlo. E invece no. Prima è stato graziato Nordio, bocciato al referendum. Adesso la ministra. E siccome non c’è due senza tre…
