Andrea Pucci non andrà a Sanremo. Per sua scelta. Il comico, che si autodefinisce di destra, dice di aver subito, insieme alla sua famiglia, minacce e insulti, e di aver deciso, per questo, di declinare l’invito alla co-conduzione del Festival arrivatogli da Carlo Conti. Libero di farlo, ma sbagliato. Così finisce per far vincere chi gli ha messo il bastone fra le ruote sollevando il problema della sua presenza. Problema che non andava posto.
Dove sta scritto che un comico di destra non possa andare a Sanremo? Chi deve salire sul palco del Festival solo chi è di sinistra? E perché? Sbagliato. Ma sono sbagliate anche le dichiarazioni di solidarietà che sono arrivate a Pucci da Meloni e La Russa, facendolo diventare un caso politico. Come se in Italia non avessimo altri problemi.
Pucci dovrebbe ripensarci. È un comico di destra? Ironizza sui deboli? In Italia non c’è censura, e tutti hanno il diritto di parlare. Vada sul palco più visto d’Italia e faccia il suo mestiere, assumendosene la responsabilità. Poi saranno i cittadini-telespettatori a giudicarlo in base alle cose che avrà detto e fatto.
Che male c’è? E’ la democrazia, bellezza. Che non può tollerare né veti ideologici precostituiti, né martirizzazioni elettorali. E invece Pucci è diventato una cosa e l’altra, con la sinistra che ha perso un’occasione per starsene zitta, e la destra che la sta sfruttando a proprio beneficio. E così Sanremo da festival della canzone sta diventando il festival delle idiozie.










