Appena tre settimane fa, Trump aveva offeso il Papa, dandogli perfino dell’ignorante (in politica estera). Domani, il suo ministro col grado più alto, il segretario di Stato e ministro degli Esteri, Marco Rubio, sarà in udienza dal Papa. Non per una visita personale, ma inviato da Trump per ristabilire le relazioni col Vaticano e il Papa americano.
Leone XIV porta a casa la prima vittoria politica del suo pontificato. La strategia del silenzio ha premiato. Il Papa non replicò a Trump e gli diede una lezione politica senza far politica. Quelle esternazioni fecero perdere a Trump la simpatia dei suoi elettori cattolici, determinanti per la tenuta del suo consenso.
Di qui, il ritorno a Canossa. Sarà la stessa cosa venerdì, quando Rubio passerà sotto il porticato di Palazzo Chigi per incontrare Giorgia Meloni, altra vittima delle uscite sconsiderate di Trump.
Gli Usa sanno che Vaticano ed Italia sono due alleati importanti e non possono rischiare di perderli. Ma anche gli Usa sono importanti per noi. Perciò c’è da augurarsi che i due incontri non si limitino alle precisazioni di circostanza, ma producano effetti reali.
Il Vaticano dovrebbe ottenere garanzie sul futuro di Cuba, messo a rischio da Trump. Meloni dovrebbe far capire agli Usa che le basi in Italia non si toccano e che la Nato è un organismo democratico, che va consultato, specie quando si entra in guerra.