Massimo Boldi ha sempre avuto, nei tantissimi film che ha girato, il ruolo del donnaiolo. La sua lingua esibita voracemente all’apparire di una gonna, non manca mai in una scena di un qualsiasi suo film. Altrimenti non sarebbe Massimo Boldi, esattamente come, nel passato, non c’era Banfi senza la sua minaccia di «rottura del capocollo».
Ruoli, stranezze, provocazioni, esagerazioni, leggerezze e anche abusi, tipici ed anche necessari per l’identificazione e l’affermazione di un personaggio cinematografico. Anche per questo Boldi non ha avuto un seguito di carriera in tv, al contrario di Banfi che, però, ha dovuto cambiare stile.
Il Comitato Olimpico che organizza Milano-Cortina, fra la sorpresa generale, aveva individuato Boldi come tedoforo. Il Fatto Quotidiano lo ha intervistato, e alla domanda: quale sport preferisce? Boldi ha risposto «la f**a». Indignato, il Cio, lo ha escluso dall’elenco dei tedofori. Uno che si esprime in quel modo non è degno di portare in giro per l’Italia la fiamma olimpica.
Boldi ha chiesto scusa, ma il Cio è stato irremovibile, la fiamma olimpica è sacra, e devono portarla persone serie. Sui confini e i contenuti della serietà il dibattito è aperto. Ma una domanda al Cio andrebbe posta: possibile che non conoscevano Boldi? Lui è così. Ti risponde sempre con battute choc. Prendere o lasciare. A domanda, ha risposto. Il Cio, invece, si è dato la risposta senza farsi la domanda.










