Da quando è diventato vice-presidente della Commissione Europea, Raffaele Fitto si è imposto la regola del silenzio. Non parla, e non scrive, non concede interviste, e se partecipa a qualche convegno lo fa solo per illustrare la situazione dell’impiego dei fondi europei da parte delle nostre Regioni.
Per questo ha destato qualche sorpresa la sua uscita – sia pure solo sui social – sulla ricorrenza del 25 aprile. Fitto ha ricordato che la libertà è una conquista che va difesa giorno dopo giorno e che la pace è un obiettivo che si può raggiungere se si crede più fermamente nell’Europa.
Due concetti che, incredibile coincidenza, sono stati sviluppati allo stesso modo dal Presidente della Repubblica Mattarella durante i suoi interventi all’Altare della Patria e a San Severino Marche.
Mattarella e Fitto parlano la stessa lingua. D’altra parte provengono dalla stessa cultura politica, la Dc, e ne rappresentano, oggi, ai livelli più alti in Italia e in Europa, la tradizione più autentica.
Anche Giorgia Meloni, sabato scorso, ha parlato di libertà e democrazia, ma con un tono diverso. Le sue parole hanno tradito un retropensiero che a molti è sembrato nostalgico. Fra lei e Fitto, sul piano ideologico, la differenza si nota.
Il parallelismo con Mattarella posiziona Fitto un gradino più in alto nella prossima scalata al Quirinale, che si concluderà nel 2029, ma la cui corsa è già iniziata.










