Esattamente il 27 gennaio scorso, in questa rubrica, trattammo il caso dell’uccisione di uno spacciatore, a Rogoredo, da parte di un poliziotto. Eravamo in pieno clima Minneapolis e ci chiedemmo se quel poliziotto avrebbe fatto la stessa cosa in tempi diversi.
Ma ponemmo anche due interrogativi, sulla pistola finta che la vittima avrebbe usato per minacciare la Polizia e sul fatto che il poliziotto avesse sparato un solo colpo contro la vittima, in piena fronte, invece che mirare, ad esempio, alle gambe.
Mentre il poliziotto, accusato di omicidio volontario, riceveva attestati di solidarietà e coperture, gli investigatori si accorsero che qualcosa non quadrava. E in meno di un mese hanno scoperto e chiarito che il poliziotto non solo conosceva la vittima, ma gli estorceva droga e soldi.
La vittima gli aveva detto basta e per questo pagò con la vita. Non aveva alcuna pistola giocattolo con sé, né minacciò i poliziotti. La falsa pistola fu aggiunta dopo, per aggiustare la scena del delitto e rendere credibile la messinscena. Gli altri tre poliziotti che erano di pattuglia hanno cercato di coprire il collega, ma alla fine, messi alle strette, hanno detto la verità.
Serva da lezione a quei ministri per i quali chi spara agli immigrati ha sempre ragione. A prescindere. E non prendono atto che, è vero, molti immigrati spacciano e delinquono. Ma moltissimi italiani fanno di peggio, li sfruttano e li uccidono.










