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Il fatto di Enzo Magistà, ex Ilva: un gioco a perdere

Il fatto di Enzo Magistà, ex Ilva: un gioco a perdere

C’è una cordata italiana interessata ad acquistare l’ex Ilva. È una notizia. Non sappiamo se buona. Anzi, al primo impatto non ci entusiasma particolarmente. Non per la cordata in sé e per chi vi partecipa, imprenditori di altissimo livello, ma per le prospettive.

La cordata italiana ha espresso l’intenzione di acquistare l’area a freddo dell’ex Ilva, e non poteva fare diversamente, dato che l’area a caldo, quella della produzione dell’acciaio, il 26 ottobre chiuderà per ordine della magistratura milanese.

Un Siderurgico che lavori l’acciaio e non lo produca, non ci sembra possa avere buone prospettive. Lo dice lo stesso presidente di Federacciai, Gozzi, che pure partecipa alla cordata.

Senza altoforni, l’acciaio lo devi acquistare dall’estero e lavorare a Taranto. Conviene? «Non è una buona operazione industriale», sostiene Gozzi.

Non solo. L’ex Ilva che, in mano ai più grossi imprenditori italiani del settore, si mette a lavorare l’acciaio, da un lato rischia di distruggere la concorrenza locale, cioè l’indotto tarantino, e dall’altro di essere sopraffatta dalla concorrenza straniera.

L’ex Ilva, a prescindere dalle cordate, potrà sopravvivere solo se continuerà a produrre acciaio, ma pulito. Lo Stato deve prenderne atto e creare le condizioni idonee. Altrimenti quello di Taranto continuerà ad essere (Giochi del Mediterraneo permettendo) un gioco a perdere.