Nel silenzio generale, con la ripresa delle ostilità fra Usa e Iran e la richiusura dello stretto di Hormuz, il prezzo dei carburanti è nuovamente schizzato e sfiora i 2,3 euro a litro. Cinque mesi fa, quando stava per superare la fatidica soglia dei 2 euro, ci fu una sollevazione generale che produsse l’immediato intervento del Governo. Ma adesso non si muove niente. Tutto sembra normale e scontato. Non solo benzina e gasolio sono rimasti oltre la soglia dei 2 euro nelle settimane di debole pace e di riapertura dello Stretto, che ha consentito al prezzo del greggio a barile di dimezzarsi, ma ora che tutto si è nuovamente complicato, subiamo la nuova schizzata, addirittura col barile che ancora deve arrivare a quota 100 dollari.
Si possono facilmente prevedere, quindi, tempi (e incrementi) ancora peggiori. In tutto questo il Governo che fa? E’ il grande assente, impegnato a discutere del caso Roggero! La vicenda del gioielliere piemontese, collegata all’incomprensibile necessità di fargli ottenere la grazia, è più importante dell’economia delle famiglie italiane costrette a subire un nuovo salasso energetico. In 24 ore si prepara una legge che modifica concettualmente l’applicazione della legittima difesa, ma ci si dimentica del prezzo dei carburanti. E allora sembra essere arrivato il momento che la legittima difesa (contro i petrolieri) la chiedano i cittadini.
