Il prossimo 18 settembre scadrà il termine per la presentazione delle offerte di acquisto vincolanti della BdM, la ex Popolare di Bari.
Dovrebbero essere quattro: Unicredit, Credem, Credit Agricole e Banca Popolare di Puglia e Basilicata-Iccrea. Il Governo, attraverso Mediocredito centrale, dovrà decidere a chi affidare le sorti della più importante banca del sud, scegliendo fra due logiche bancarie diverse.
I primi tre gruppi che si proporranno sono di livello nazionale ed internazionale. Il quarto, ugualmente importante, ha specificità e caratteristiche territoriali. Si porrà, quindi, questo problema: affidare 217 sportelli, quasi tutti in area sud, e i relativi risparmi, a banche estere e nordiste, o lasciarli nelle mani di una grossa cordata a trazione meridionale?
Se BdM dovesse finire ad uno dei tre gruppi internazionali, il sud perderebbe il proprio riferimento bancario. È auspicabile, quindi, che questo non accada, e che non si cancelli con un colpo di spugna una presenza indispensabile per la crescita del mezzogiorno. E il sud (istituzioni, imprenditoria, ecc.) deve fare tutto il possibile per evitarlo. Non è un discorso nostalgico e di retroguardia.
È – e deve essere – una battaglia di coerenza e rispetto. Non è dire no alla modernità, ma equilibrarla alle reali esigenze del territorio. Che ha bisogno di banche che parlino alla gente. Non solo di computer.
