Da ieri è partito in Puglia il piano anti-liste d’attesa varato da Decaro. Entro giugno, sono attesi risultati di grande rilievo. Non certo la cancellazione del fenomeno, che riguarda tutto il Paese, ma almeno un netto ridimensionamento.
A giudicare dall’entusiasmo con cui l’operazione è partita, c’è da essere fiduciosi. Tutto starà a vedere se il sistema sarà in grado di assorbire l’enorme mole di lavoro aggiuntivo richiesto, e se le risorse disponibili basteranno a coprire le spese. Forse delle risorse finanziarie c’è meno da preoccuparsi.
Tutto da vedere, e da sostenere sarà l’apporto del personale e delle strutture che nei prossimi cinque mesi dovranno sopportare quantomeno il raddoppio del carico di lavoro. Una recente inchiesta giornalistica ha appurato che in Puglia c’è addirittura un eccesso di apparecchiature, che però, vengono sottoutilizzate. È normale, visto che manca il personale per farlo.
Adesso, lo stesso personale, sarà in grado di soddisfare la domanda emergente?
Il problema liste d’attesa, si risolve non solo aumentando i turni, ma anche assumendo medici e infermieri. E modificando la legislazione nazionale, che permette ai medici pubblici di lavorare anche nel privato. Milena Gabbanelli, ieri, sul Corriere, terminava così la sua inchiesta: «Diciamolo senza ipocrisie: le liste d’attesa sono un serbatoio enormemente redditizio, e abbatterle non conviene a nessuno».










