Sei sale operatorie nuove di zecca, moderne, realizzate con fondi del PNRR per un investimento complessivo di circa 12 milioni di euro, ma ancora inutilizzabili a distanza di mesi dall’inaugurazione ufficiale dell’8 ottobre. È la fotografia del blocco operatorio del Dipartimento Emergenza Urgenza (DEU) del Policlinico Riuniti di Foggia, una struttura pronta sulla carta ma, ancora, sospesa tra passaggi amministrativi e autorizzazioni mancanti.
Le sale, concepite per rafforzare la capacità chirurgica dell’ospedale e ridurre le liste d’attesa, non sono mai entrate in funzione. Il motivo non riguarda la parte strutturale o tecnologica, bensì l’iter burocratico necessario per l’autorizzazione all’utilizzo. Un percorso che si è rivelato più lungo del previsto e scandito da passaggi tecnici tra diversi enti.
Dopo l’inaugurazione, la Direzione degli Ospedali Riuniti ha impiegato cinque mesi per trasmettere alla Regione Puglia la Pec di richiesta formale del certificato di esercizio del nuovo blocco operatorio. Un passaggio amministrativo preliminare ma indispensabile per avviare l’iter autorizzativo. Successivamente, dal 10 marzo, la pratica è passata al Dipartimento di Prevenzione della Asl di Foggia, chiamato a rilasciare il collaudo tecnico-amministrativo.
Si tratta di un atto propedeutico e obbligatorio per consentire al Dipartimento Salute della Regione di concedere il via libera definitivo all’utilizzo delle sale. Secondo le informazioni raccolte, il collaudo dovrebbe essere completato nella prima decade di maggio, con un’attesa complessiva di circa altri due mesi dalla presa in carico della richiesta regionale.
Solo a quel punto il fascicolo potrà compiere l’ultimo passaggio verso l’autorizzazione all’attività chirurgica. Un meccanismo complesso, fatto di verifiche, certificazioni e passaggi formali che, nella pratica, sta tenendo ferma una delle infrastrutture sanitarie più rilevanti realizzate negli ultimi anni in Capitanata.
E mentre gli ambienti restano vuoti, cresce l’attenzione sull’effettiva capacità del sistema di far coincidere i tempi della programmazione sanitaria con quelli, molto più rapidi, delle esigenze cliniche. Il caso del blocco operatorio del DEU riaccende così il dibattito sull’efficienza dei processi amministrativi in sanità, soprattutto quando si tratta di opere finanziate con risorse straordinarie come quelle del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. L’obiettivo di potenziare l’offerta sanitaria rischia, infatti, di scontrarsi con una macchina burocratica che, in questo caso, ha imposto una lunga pausa a una struttura già pronta a entrare in funzione.