È stato arrestato dai carabinieri Angelo Bonsanto, 35 anni, condannato in primo grado alla pena dell’ergastolo con isolamento diurno per la durata di un anno e un mese, perché ritenuto responsabile, in concorso con altri, dell’omicidio di Omar Trotta e del tentato omicidio di Tommaso Tomaiuolo, commessi a Vieste, il 27 luglio 2017. Uno degli omicidi di mafia più clamorosi e con modalità “spettacolari” commessi negli ultimi anni nell’ambito della guerra tra gruppi criminali del Gargano. Nei suoi confronti è stata eseguita una misura cautelare emessa dalla Corte d’Assise del Tribunale di Foggia.
Il processo, che si è concluso lo scorso 19 dicembre, ha portato anche alla condanna a 20 anni di reclusione a carico del collaboratore di giustizia Gianluigi Troiano, 32 anni, che il 30 gennaio 2024 venne arrestato da i carabinieri del Ros a Granada, in Spagna, al termine di oltre due anni di latitanza. Le indagini sono state condotte dal Ros e dal Nucleo Investigativo del Comando Provinciale dell’Arma di Foggia, con il coordinamento della Dda di Bari.
Al termine del processo svoltosi invece con rito abbreviato nell’ambito dell’indagine denominata “Omnia Nostra”, condotta sempre dal Ros sono stati già condannati in via definitiva i collaboratori di giustizia Marco Raduano, ritenuto il mandante dell’omicidio Trotta, Antonio Quitadamo e Pietro Danilo Della Malva. Il grave fatto di sangue, per il quale è stata riconosciuta l’aggravante mafiosa prevista dall’articolo 416-bis del codice penale, nella duplice accezione di essere stato commesso con metodo mafioso ed al fine di agevolare l’organizzazione criminale capeggiata all’epoca proprio da Raduano, era balzato agli onori della cronaca per la sua platealità.
L’omicidio venne commesso in pieno giorno, nel periodo estivo, in un ristorante, in un’area ad altissima affluenza turistica. Sono in corso anche una serie di perquisizioni domiciliari in quanto, nel corso del processo sarebbe stato posto in essere un tentativo di inquinamento probatorio da parte di Bonsanto, mediante la presentazione di documentazione sanitaria poi rivelatasi falsa, secondo quanto accertato dagli inquirenti.










