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“L’estinzione delle edicole”, Monachese: «Luoghi di fiducia che ormai rischiano di sparire» – L’INTERVISTA

Il volume uscirà per People Edizioni il 10 luglio e il 16 sarà presentato in anteprima al festival Questioni Meridionali di Foggia

“L’estinzione delle edicole”, Monachese: «Luoghi di fiducia che ormai rischiano di sparire» – L’INTERVISTA

Dove si andavano a prendere le notizie prima di Internet? Se lo chiede Adelmo Monachese, scrittore e stand-up comedian foggiano, autore di un’indagine narrativa che racconta «di questi chioschi diventati ferraglia da riciclo, raccogliendo le storie di chi ha lavorato e vissuto al loro interno». “L’estinzione delle edicole” uscirà per People Edizioni il 10 luglio e il 16 sarà presentato in anteprima al festival Questioni Meridionali di Foggia. In questa intervista, l’autore anticipa i temi del suo libro a proposito di quei luoghi «con la maggior concentrazione di parole per metro quadro».

Cosa si intende per «indagine narrativa» sulle edicole?

«È l’espressione che ho scelto per descrivere questo lavoro. C’è chi la chiama narrativa non fiction. Anche se con diverse sfumature, indicano un approccio simile: Gomorra o La scimmia pensa, la scimmia fa ne sono esempi molto riusciti. In sintesi, ho evitato di elencare molte cifre e numeri, che per affrontare la crisi delle edicole sarebbe come fotografare un treno in corsa. Ho preferito raccontare le esistenze di chi in quelle edicole ci ha passato una grande parte della propria vita. Con i loro ricordi, le loro omissioni e le loro speranze».

Si parla di edicole e, dunque, anche di quotidiani. Tempo scaduto anche per loro?

«Difendere la cultura della lettura dei quotidiani è l’impresa più difficile: sembra facciano di tutto per essere illeggibili, non fruibili. Eppure, c’è una grande domanda di chiarezza, di stabilire punti certi per saper interpretare l’attualità. La prova è il grande successo di contenuti monotematici, che affrontano un solo argomento ma in profondità».

Edicole che scompaiono e quotidiani che non hanno «appeal»: nel libro però, si legge che è (anche) una questione di dopamina. In che senso?

«Recentemente Il Messaggero ha pubblicato un reportage dal Policlinico Gemelli in cui è stato istituito un Centro per la psicopatologia da web. Vengono portati bambini in età da quinta elementare fino ai 23 anni a disintossicarsi dall’abuso di social e tecnologia. Chi è assuefatto da una iperstimolazione continua e tossica come può sfogliare con piacere i fogli grigi di un quotidiano?»

Nel libro si legge che «l’estinzione delle edicole non sta lasciando spazio ad altro, ma al vuoto. Dopo aver prelevato tutte le edicole, cosa chiuderanno prima: le biblioteche o le librerie?». Lo chiediamo all’autore, cosa chiuderà prima?

«Temo le biblioteche. Chiuderanno o tradiranno la loro natura fino al punto di non essere più come oggi le conosciamo. Ci stiamo facendo progressivamente convincere dell’inutilità e della non economicità di un servizio gratuito che apporta i suoi benefici nel lungo termine, in modo diffuso, non rendicontabile. Ma questa è una proiezione pessimistica, non una profezia, ci sono anche scenari positivi e virtuosi. Staremo a vedere come le forze in ballo troveranno il loro equilibrio».

Tra le tante storie di edicolanti, quali quelle più significative?

Mi hanno colpito le storie intime e personali di chi ha dovuto fare i conti con dinamiche imprevedibili, dalla portata ingestibile dal singolo giornalaio all’interno del suo chiosco. Il lockdown, la guerra, la crisi dei giornali, c’è chi ha tirato i remi in barca un attimo prima dello tsunami e chi invece ne è rimasto travolto. Quando si racconta il particolare, spesso si può capire anche il quadro generale».

Chi sono invece quelli che ancora resistono e come fanno a sopravvivere?

«Sopravvivere è il termine giusto. Come fanno? Inventano soluzioni, si arrangiano, trasformano l’edicola in un bazar o una ricevitoria, o una rivendita estiva di panettoni natalizi. Ho riportato anche questo».

Romanticismo a parte, cosa resterà di questi chioschi?

«Resterà lamiera da riciclare un tot al chilo e il perimetro scoperto sul marciapiede. Quando poi si va a colmare la lacuna con le piastrelle e si pareggia tutto, non resta neanche più quello. I giornali avranno altri approdi, altri modi di arrivare al pubblico. Ma spariranno per sempre quei posti in cui ci si fidava anche a lasciare il proprio figlio “cinque minuti, il tempo di un servizio”».