«Non abbiamo mai chiuso gli occhi di fronte alle problematiche. I miei messaggi rassicuranti sono stati fraintesi: il ruolo delle istituzioni è anche far capire alla città che lo Stato c’è, lavora e fa squadra». Parte dalla difesa del proprio operato il congedo del prefetto di Foggia, Giovanni Paolo Grieco, che dopo 18 mesi lascia la Capitanata per andare in pensione. Nel suo incontro di fine mandato con la stampa ha voluto rispondere direttamente a chi – come i giovani di Forza Italia e alcuni comitati civici – lo ha accusato di aver sottovalutato le emergenze del territorio.
Sulle questioni della malamovida e delle baby gang, Grieco non si nasconde e comprende la delusione per fenomeni ormai diffusi, ma lancia un chiaro monito contro le sterili lamentele virtuali: «A chi si limita alla critica sui social dico di impegnarsi attivamente nell’amministrazione, nella politica o nell’associazionismo per cambiare le cose dall’interno».
Il prefetto ha poi chiarito il rapporto con i comitati: nessuna apertura a un “tavolo permanente” sulla sicurezza, ritenuto istituzionalmente impraticabile per via della divisione delle competenze. Ha però garantito che «nessun esposto è mai rimasto lettera morta», venendo sempre vagliato nei Comitati per l’ordine pubblico insieme agli enti locali.
Il vero cruccio dei suoi 18 mesi foggiani riguarda però il dramma degli insediamenti informali dei migranti: «Da solo non avevo le forze per un cambio radicale. Resta il mio rimpianto, pur avendo tentato strade che porteranno a soluzioni parziali». In una provincia così vasta e complessa i cambiamenti sono progressivi ma lenti, ammette. Con un pizzico di commozione, Grieco chiude la carriera con un appello ai foggiani: «Partecipate alla gestione della cosa pubblica, siate voi i protagonisti del cambiamento e mantenete viva la fiducia nelle istituzioni».
