Scene di guerriglia ad altissima tensione e tragedia sfiorata all’interno della casa circondariale di Borgo San Nicola. Intorno alle 13:30 di oggi, durante le consuete operazioni di apertura per l’accesso ai cortili passeggi del reparto R1, un numeroso gruppo di detenuti della terza sezione avrebbe approfittato della presenza di un unico agente in servizio per sopraffarlo: l’operatore di Polizia penitenziaria è stato accerchiato, spintonato e costretto a cedere le chiavi delle inferriate.
Una volta forzato il passaggio, i reclusi, armati di bastoni rudimentali e mazze improvvisate, si sono diretti verso l’ingresso del cortile della seconda sezione per scontrarsi frontalmente con una fazione rivale. Stando ai primi accertamenti investigativi e alle ricostruzioni sindacali, a fronteggiarsi sarebbero stati detenuti baresi legati a due storici clan di criminalità organizzata da sempre in sanguinosa contrapposizione sul territorio: i Capriati e gli Strisciuglio.
Alla base del violento regolamento di conti ci sarebbe la contesa per la leadership interna e il controllo delle piazze di spaccio e dei traffici illeciti intramurari, alimentati dall’ingresso clandestino di microcellulari, smartphone e partite di stupefacenti spesso recapitati tramite droni teleguidati.
Nonostante lo shock e l’aggressione subita, l’agente è riuscito a dare prontamente l’allarme attraverso la radio di servizio, consentendo il tempestivo accorrere dei colleghi dei reparti adiacenti. Il loro intervento in extremis è riuscito a sedare la maxi rissa e a ripristinare con fatica l’ordine prima che lo scontro degenerasse in conseguenze letali. L’agente accerchiato, fortemente provato e contuso, è stato successivamente trasportato al pronto soccorso per le cure mediche del caso.
Sull’episodio interviene duramente il Sappe (Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria), che punta l’indice contro una situazione strutturale definita ormai fuori controllo: quasi 1.500 detenuti stipati in una struttura omologata per circa 800 posti, a fronte di una carenza organica che sfiora le 300 unità tra il personale di custodia. Nelle ore serali e notturne, denuncia il sindacato, l’intero complesso penitenziario leccese è presidiato da non più di 15 poliziotti.
«Non aspettiamo che ci scappi il morto, la sicurezza non può reggersi unicamente sull’eroismo degli agenti», tuona la segreteria del Sappe, rinnovando l’appello urgente a prefetto, magistratura e vertici del ministero della Giustizia. Per evitare il collasso definitivo, l’organizzazione sindacale chiede misure drastiche e immediate: lo sfollamento urgente di almeno 400 detenuti verso altri istituti, l’invio straordinario di 100 unità di rinforzo e l’intervento temporaneo del Gom (Gruppo Operativo Mobile) per ripristinare legalità e sicurezza nei reparti ad alta criticità.
