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Mafia, la faida sul Gargano: «I tuoi zii hanno ucciso Francesco e ora noi ti spareremo in testa»

La madre e la sorella di un vittima di lupara bianca sul Gargano avrebbero minacciato un pizzaiolo di Mattinata che ha sporto denuncia

Mafia, la faida sul Gargano: «I tuoi zii hanno ucciso Francesco e ora noi ti spareremo in testa»

Ci sono sviluppi inquietanti sulle faide familiari che fanno da sfondo alla guerra di mafia in corso sul Gargano. Martedì scorso, Antonio Gentile, 38enne proprietario di una pizzeria di Mattinata, ha presentato una denuncia alla locale stazione dei Carabinieri raccontando di aver subito minacce dalla madre e dalla sorella di Francesco Armiento, giovane vittima della lupara bianca fatto scomparire nel 2016.

Secondo Gentile, le donne hanno appreso dai resoconti del blitz antimafia condotto lunedì dai Carabinieri contro il clan Li Bergolis-Miucci, che le accuse più dirette sulla scomparsa del loro congiunto riguardavano due parenti del pizzaiolo: lo zio Francesco Pio Gentile e il boss Mario Luciano Romito, cugino di suo padre. Tra l’altro sia Romito che Francesco Pio Gentile erano stati uccisi in agguati di mafia: il primo nella strage di San Marco in Lamis del 9 agosto 2017, il secondo sotto casa, a Mattinata, il 21 marzo 2019.

Per questo le donne avrebbero annunciato ad Antonio Gentile la volontà di vendicarsi, sparandogli alla testa e avviando una «guerra» contro la sua famiglia. L’imprenditore avrebbe cercato di convincerle che non c’entrava con il delitto, ma le due avrebbero minacciato anche suo padre Giovanni Gentile.

Secondo la ricostruzione della Dda di Bari, il 27 giugno 2016, Armiento, era stato attirato in un incontro con Romito per un «chiarimento». Il boss lo avrebbe, poi, portato in una grotta chiedendogli conto dell’incendio dell’auto di Francesco Pio Gentile. Armiento avrebbe ammesso di aver appiccato il rogo, dopo aver bruciato anche l’auto di Leonardo Silvestri, per alimentare l’odio tra i due, appartenenti a fazioni criminali rivali. Subito dopo, il giovane sarebbe stato ucciso con un colpo di pistola alla testa da Romito, che voleva dare un esempio a chi avesse osato fare «sgarbi» al suo clan. In seguito, il boss, Francesco Pio Gentile ed altri coinvolti nel blitz del 6 luglio si erano disfatti del cadavere di Armiento.

La denuncia di Antonio Gentile sarà ora vagliata dai Carabinieri ma è tempo che accanto all’impegno di forze dell’ordine e magistratura le istituzioni statali individuino azioni sociali e culturali efficaci per estinguere il clima di rancore e di insana voglia di rivalsa che insanguina da decenni la «Montagna del Sole».