Un mistero storico lungo otto secoli potrebbe essere vicino a una svolta clamorosa. I recenti scavi archeologici nei sotterranei dell’ex Distretto Militare di Foggia hanno portato alla luce una serie di evidenze ossee e ambienti ipogei che, secondo gli esperti, potrebbero appartenere al Beato Giacomo di Assisi, intimo amico e confratello di San Francesco, passato alla storia con il suggestivo epiteto di “santo perduto” poiché la sua sepoltura non è mai stata individuata.
I dettagli dei ritrovamenti sono stati illustrati questa mattina in una conferenza stampa a Palazzo di Città. I resti sono emersi durante i maxi-cantieri da 27 milioni di euro per la realizzazione del Polo Museale Giordaniano e dello studentato Adisu. I tecnici hanno intercettato i livelli sottostanti la struttura ottocentesca, confermando che l’attuale distretto insiste proprio sul perimetro del primo insediamento francescano della Capitanata, fondato nel 1217 fuori dalle mura della città e affidato, secondo la tradizione, dallo stesso San Francesco a fra Giacomo.
La prudenza scientifica resta d’obbligo, come sottolineato da Fra Simone Schiavone, specialista in archeologia cristiana e medievale: «Non abbiamo ancora la certezza assoluta che le ossa appartengano al Beato Giacomo. Ma le notizie storiche e la tradizione ci rimandano con forza a questa figura». Gli studi portati avanti dall’Aps Daunia in Italy alimentano una crescente convinzione: se gli esami antropologici confermeranno l’identità dei resti, la scoperta non solo assumerà un valore scientifico inestimabile, ma si trasformerà in un formidabile volano per il rilancio del turismo religioso e dei pellegrinaggi a Foggia.
