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Foggia, dopo un permesso torna in carcere con 7 ovuli di cocaina nascosti nell’ano: nei guai un detenuto

Durante l’attesa al pronto soccorso, dove è stato portato per gli accertamenti del caso, l’uomo avrebbe anche aggredito tre poliziotti

Foggia, dopo un permesso torna in carcere con 7 ovuli di cocaina nascosti nell’ano: nei guai un detenuto

Di rientro da un permesso premio, un 44enne del Brindisino, detenuto nel carcere di Foggia, avrebbe tentato di introdurre nella struttura penitenziaria del capoluogo dauno oltre 160 grammi di cocaina.

L’uomo, stando a quanto denuncia il Sindacato autonomo di polizia penitenziaria (Sappe), avrebbe provato a far arrivare la droga dietro le sbarre attraverso sette ovuli che avrebbe nascosto nel retto.

I fatti sono accaduti ieri, sabato 20 giugno. L’uomo, di rientro dal permesso, è stato sottoposto ai controlli di rito che, in una prima fase, hanno dato esito negativo. Il personale penitenziario è stato però indotto ad approfondire dopo ulteriori controlli svolti con le unità cinofile, però, e dal comportamento particolarmente agitato dell’uomo.

Il 44enne è stato accompagnato in ospedale, a Foggia. Qui gli esami avrebbero evidenziato la presenza di sette ovuli nascosti nel retto.

L’uomo, inoltre, durante l’attesa al pronto soccorso per gli ulteriori accertamenti, avrebbe tentato di fuggire aggredendo i poliziotti penitenziari. Tre di loro sarebbero rimasti lievemente feriti.

La droga è stata recuperata e l’uomo è stato riaccompagnato in carcere, dove gli sono stati contestati una serie di reati che vanno dalla detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti fino alla tentata evasione e alla resistenza a pubblico ufficiale.

Il carcere di Foggia, ricorda il Sappe, è quello in cui si registra «il più alto indice di sovraffollamento nazionale (+220%) a cui si contrappone una grave carenza di poliziotti costretti a turni che in alcuni momenti superano le 12 ore. Ciò in quanto l’organico previsto per gestire non più di 400 detenuti adesso ne deve controllare quasi 700».

Nonostante tutto, però, «la guerra intrapresa con i criminali per bloccare l’ingresso di materiale proibito (droga e telefoni) non ha mai fatto abbassare la guardia» agli agenti.