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Femminicidio di Hayat Fatimi, ex compagno a giudizio: il Comune di Foggia si costituisce parte civile

Il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale dauno ha disposto il rinvio a giudizio per Tariq El Mefeddel, il 46enne di origini marocchine accusato dell’omicidio volontario della connazionale e coetanea, consumato tra il 6 e il 7 agosto del 2025

Femminicidio di Hayat Fatimi, ex compagno a giudizio: il Comune di Foggia si costituisce parte civile

A quasi un anno di distanza da quella tragica notte che sconvolse il centro storico di Foggia, arriva la svolta giudiziaria per il femminicidio di Hayat Fatimi. Il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale dauno ha disposto il rinvio a giudizio per Tariq El Mefeddel, il 46enne di origini marocchine accusato dell’omicidio volontario della connazionale e coetanea, consumato tra il 6 e il 7 agosto del 2025.

Il processo prenderà ufficialmente il via il prossimo 9 ottobre davanti ai giudici della Corte d’Assise di Foggia. L’imputato dovrà rispondere non solo del delitto, ma anche delle pesanti accuse di stalking e porto abusivo d’arma bianca.

Un delitto annunciato

La ricostruzione di quella notte di agosto delinea i contorni dell’ennesimo dramma annunciato. Hayat Fatimi fu sorpresa e brutalmente difesa davanti al portone della sua abitazione, trafitta da ben 15 coltellate. La donna aveva avuto in passato una breve relazione con El Mefeddel, un rapporto interrotto e sfociato in una persecuzione quotidiana che la vittima aveva già formalmente denunciato alle forze dell’ordine, chiedendo protezione.

Dopo il massacro, il quarantaseienne tentò una disperata fuga verso la Capitale, ma la sua latitanza durò pochissimo: gli inquirenti lo intercettarono e lo fermarono a Roma a meno di 12 ore dall’omicidio.

Il fronte comune in aula

L’udienza preliminare di oggi ha registrato una forte e compatta risposta civile del territorio. Il Comune di Foggia ha formalizzato la propria costituzione di parte civile, rappresentato dalla dirigente dell’avvocatura comunale Maria Antonucci, per tutelare gli interessi di una comunità definita «profondamente ferita». Al fianco dell’amministrazione si sono schierati, sempre come parti civili, anche la sorella della vittima e il centro antiviolenza a cui Hayat si era rivolta nei mesi precedenti per cercare scampo dal suo persecutore.

In una nota di Palazzo di Città viene ricordato il profilo della vittima: «Hayat Fatimi era una donna conosciuta e apprezzata da tanti, una grande lavoratrice che aveva scelto Foggia per costruire il proprio futuro. Qui aveva comprato casa, messo radici e costituito la sua rete amicale. E alle istituzioni si era rivolta con fiducia, chiedendo aiuto e protezione».

Sulla decisione di portare il Comune in prima linea nel processo è intervenuta direttamente la sindaca di Foggia, Maria Aida Episcopo, che ha richiamato la cittadinanza a una forte presa di coscienza collettiva:

«La costituzione di parte civile è un atto di giustizia e di vicinanza nei confronti di Hayat e dei suoi familiari. La sua morte ci richiama a una responsabilità comune. Davanti alla violenza di genere non possono esserci spazio per l’indifferenza né per il silenzio. Le istituzioni hanno il dovere sacrosanto di stare accanto alle vittime e di affermare, anche con la loro presenza fisica nelle aule di giustizia, che ogni donna colpita dalla violenza rappresenta una ferita profonda inferta all’intera città».