di Isabella Maselli
(ANSA) – Si starebbero concentrando anche sul racket della prostituzione le indagini sulla scomparsa di Elena Rebeca Burcioiu, la 21enne rumena di cui non si hanno più notizie dal pomeriggio di lunedì 2 marzo. Ed in particolare su un uomo di nazionalità albanese che qualche giorno prima avrebbe minacciato lei e una sua amica connazionale. Forze dell’ordine e Protezione civile continuano, ormai da undici giorni, le ricerche della ragazza nella campagne del Foggiano dove sarebbe stata vista l’ultima volta e dove, dopo la denuncia di scomparsa fatta da una connazionale 38enne, amica e convivente di Elena, sono stati ritrovati il giubbotto di pelliccia che la 21enne indossava quel giorno e, a qualche chilometro di distanza, il suo telefonino.
A fornire agli investigatori gli elementi che stanno indirizzando le indagini è stata l’amica nella dettagliata denuncia presentata il pomeriggio del 2 marzo. La 38enne ha raccontato gli ultimi quattro giorni prima della scomparsa. Le due erano arrivate in Italia da circa tre mesi, avevano preso in affitto un appartamento a Canosa di Puglia, nel nord Barese, e avevano iniziato a lavorare come braccianti agricole. Dopo alcune settimane avevano deciso di spostarsi nel Foggiano con l’intenzione di prostituirsi sulla statale 16 che dal capoluogo dauno conduce a San Severo, per guadagnare qualche soldo in più. Il 27 febbraio, mentre Elena si trovava sotto un ponte all’altezza dello svincolo per Manfredonia, un uomo di nazionalità albanese si sarebbe fermato importunandola e tentando di tirarla in macchina con lui per poi allontanarsi.
Questo avrebbe riferito la 21enne all’amica. Subito dopo, l’albanese sarebbe tornato, pretendendo da entrambe denaro per consentire loro di restare a prostituirsi lì, passando anche nei giorni successivi e reiterando minacce e richieste di denaro: avrebbe preteso 150 euro ogni tre giorni da ognuna di loro. L’ultima volta che l’amica di Elena lo avrebbe visto è domenica 1 marzo, giorno prima della scomparsa della 21enne, quando l’albanese le avrebbe chiesto di lavorare per lui, offerta subito rifiutata dalla 38enne. Nella denuncia c’è poi il racconto di quello che sarebbe accaduto la mattina in cui della ragazza si sono perse le tracce. Elena, alle 11.16, stando a quanto riferito dall’amica, si sarebbe allontanata su una Bmw nera con un ragazzo a bordo, diverso dall’albanese che le aveva minacciate nei giorni precedenti. Preoccupata perché non tornava, alle 12.37 l’amica l’avrebbe chiamata.
La telefonata si sarebbe interrotta all’improvviso, mentre le due parlavano e si sentiva sullo sfondo la voce dell’uomo. Da quel momento il cellulare ha continuato a squillare senza risposta. Dopo la denuncia di scomparsa, gli investigatori lo hanno trovato a circa due chilometri dal ponte dove era stata vista allontanarsi in macchina. Dalla segnalazione emerge anche che i sospetti della donna non sono su quest’ultimo ragazzo, ma sull’albanese: “ci vuole costringere a lavorare per lui”, fa mettere a verbale la 38enne. Cani molecolari e droni da giorni perlustrano quella zona, ispezionando anche casolari abbandonati e pozzi.
E mentre le ricerche proseguono senza sosta, restano poche certezze: prima che di lei si perdesse ogni traccia, il giubbotto di Elena abbandonato sul ciglio della strada e, poco più avanti, il telefono. L’ultimo contatto è la telefonata con l’amica delle 12.37, poi il silenzio.









