Mentre a Roma va in scena la protesta di oltre 600 Comuni montani declassati dal Governo, davanti al Tar del Lazio si gioca una partita che potrebbe cambiare il destino di decine di territori fragili italiani. Tra questi ci sono anche i Monti Dauni e, in particolare, il comune di Carlantino, che ha deciso di aderire al ricorso contro la nuova classificazione introdotta dalla legge 131 del 2025.
Nella Capitale, sindaci, amministratori e rappresentanti delle comunità locali stanno manifestando contro quella che Virgilio Caivano, portavoce del Coordinamento Nazionale dei Piccoli Comuni Italiani, ha definito senza mezzi termini «una calderonata», parlando di una vera e propria «secessione dolce in salsa leghista». Al centro delle contestazioni ci sono i nuovi criteri utilizzati per ridefinire la mappa dei Comuni montani italiani: parametri quasi esclusivamente legati ad altitudine e pendenza, che avrebbero ignorato completamente la reale condizione di fragilità di molti territori.
Le conseguenze
Una scelta che ha già prodotto effetti pesanti: in Italia i Comuni montani riconosciuti sono passati da 4.062 a 3.715, con oltre 600 enti esclusi. In Puglia il taglio è stato ancora più netto: dai precedenti 54 Comuni montani si è scesi a 33, lasciandone fuori 21, molti dei quali nei Monti Dauni. Una decisione che rischia di far perdere accesso a fondi, agevolazioni e deroghe fondamentali per garantire servizi essenziali come sanità, scuola, trasporto pubblico e infrastrutture digitali.
Tra i sindaci più determinati nella battaglia c’è quello di Carlantino, Graziano Coscia, che non nasconde il proprio stupore per i parametri adottati: «Siamo sbalorditi perché nessuno ha tenuto conto delle vere difficoltà che vivono quotidianamente i nostri territori». Il riferimento è a problemi che nei piccoli centri dei Monti Dauni sono ormai strutturali: spopolamento costante, popolazione anziana, viabilità complessa, collegamenti difficili, chiusura di sportelli bancari, carenza di presidi sanitari e riduzione dei servizi scolastici. Fragilità che, secondo i ricorrenti, avrebbero dovuto pesare molto più di una semplice quota altimetrica.
L’attesa
Il ricorso al Tar del Lazio punta ora a bloccare gli effetti del provvedimento ministeriale e a costringere il Governo a rivedere una classificazione ritenuta ingiusta e distante dalla realtà. La speranza dei sindaci è che i giudici amministrativi possano riportare equilibrio in una vicenda che rischia di aggravare l’isolamento delle aree interne. Per i Monti Dauni la battaglia è tutt’altro che simbolica: qui non si discute soltanto di definizioni burocratiche, ma della possibilità concreta di continuare ad avere servizi, risorse e futuro.









