Home » Foggia » Celle di San Vito, il piccolo borgo dei Monti Dauni in cui le donne comandano

Celle di San Vito, il piccolo borgo dei Monti Dauni in cui le donne comandano

Celle di San Vito, il piccolo borgo dei Monti Dauni in cui le donne comandano

Il primo cittadino è donna, come la presidente della squadra di calcio. Anche la titolare dell’unico minimarket è donna e l’infopoint comunale è gestito da donne. Pure la resilienza è femminile, perché nel più piccolo borgo della Puglia: 144 anime arroccate nell’enclave angioina sui Monti Dauni, affrontare le difficoltà e contrastare le avversità è un esercizio di resistenza, sociale ed economica. E allora Palma Maria, Lia, Vittoria e le altre donne sono partigiane; combattenti contro la burocrazia, l’indifferenza, il lassismo e l’isolamento. Nemici che uccidono più di un colpo di cannone o un drone; feriscono lentamente, quasi in silenzio e senza lasciare traccia.

Silenzio assordante

Succede a Celle di san Vito, con le sue abitazioni – quasi tutte sbarrate e serrate – distribuite come soldati disarmati in fila lungo via Roma, una striscia di asfalto che si percorre a piedi in pochi minuti e diventa isola pedonale d’estate. Qui tutto è una conquista. La corsa degli autobus? Ci sono voluti due scioperi e il blocco delle vie d’accesso al borgo per ottenere soddisfazione e collegamenti decenti con le altre città. Sette corse, soprattutto per trasportare gli studenti: una decina in tutto, con il paradosso che, scattato il tempo pieno a scuola, bisogna uscire un’ora prima altrimenti si perde la coincidenza per tornare a casa, perché nel borgo francoprovenzale non ci sono scuole.

Come non ci sono i carabinieri e neppure la farmacia e, nonostante davanti al «Munecipje» (scritto nell’antico idioma transalpino) capeggi il cartello «guardia medica», non c’è neanche il medico, andato via a ottobre e mai sostituito. «È vergognoso che si debba lottare per il diritto alla salute», afferma la sindaca Palma Maria Giannini.

Non c’è neppure l’opposizione in Consiglio comunale: 11 componenti, compreso la sindaca, che si confrontano per strada, come un’antica Agorà, prima di ratificare nell’assise cittadina.
In compenso c’è l’ufficio postale, aperto tre volte a settimana, in un locale così piccolo che per motivi di privacy bisogna aspettare per strada il proprio turno. C’è pure una «Casa per ferie» (Ciaù): otto posti letto a trenta euro a persona, ora chiusa per problemi al riscaldamento, ma d’estate bisogna prenotare con largo anticipo per trovare posto, come un ambìto relais a cinque stelle.

La partita del cuore

Strade deserte, albergo chiuso, servizi limitati, ma un campo di calcio in erba naturale – una chicca nel panorama sportivo non solo dei Monti Dauni – che si anima per seguire le partite di terza categoria della Real Celle di san Vito, squadra offerta a un mister speciale: il giornalista Giovanni Floris, appassionato di calcio che studia da allenatore. Una squadra anche qui «fai da te», con marito e moglie che fanno da allenatore e tuttofare, l’uno, e presidente, l’altra.

Consiglia (detta Lia) Agrillo, ha deciso per amore di lasciare la natia Mannheim, in Germania, 380 mila abitanti, per il piccolo borgo pugliese, dove ha messo al mondo due figli e trascorre il tempo tra famiglia e ricerca di sponsor per la squadra di calcio. «Qui siamo abituati a fare tutto da noi. Una volta si è rotto il tagliaerba del campo, ci siamo arrangiati grazie al soccorso di alcuni cellesi che hanno messo a disposizione il loro tagliaerba», afferma la presidente.

Una consuetudine a Celle di San Vito, dove tutto è condiviso, anche i farmaci, merce preziosa da queste parti. Così se avanzano supposte, pillole, analgesici, prima di buttarli si avvisa nella chat, dando vita a una «farmacia comunitaria» online che contrasta anche lo spreco di farmaci nella sanità. Anche questa è una forma di resistenza di cittadini che chiedono stessi diritti dei lombardi, veneti, campani e pugliesi, li stessi che vengono a Celle di san Vito e la definiscono «bomboniera dei Monti Dauni», ma i confetti sono altrove.