L’ondata di caldo che sta investendo la Puglia in questi giorni conferma una tendenza che, ormai, non può più essere considerata eccezionale, caratterizzata da giornate afose che stanno interessando gran parte del territorio regionale. A spiegare le ragioni di questo fenomeno è il climatologo Arturo Cannito.
Possiamo ancora parlare di un evento eccezionale o siamo di fronte a un cambiamento strutturale?
«Rispetto a qualche anno fa, le temperature elevate adesso persistono anche durante le ore centrali del giorno, abbassandosi leggermente soltanto in tarda serata. Ma c’è pure un altro elemento differente: la persistenza di giornate con record di temperature massime. È un doppio mutamento che, purtroppo, sta diventando una normalità a causa del cambiamento climatico».
Qual è l’area della Puglia più colpita?
«La Capitanata sta diventando una vera e propria fornace. Anche i modelli previsionali che utilizziamo raggiungono livelli che confermano come sia tra le zone più calde d’Italia. Le ragioni sono legate soprattutto alla morfologia del territorio. Si tratta di una vasta pianura, con scarsa vegetazione arborea, un’agricoltura prevalentemente cerealicola e poche precipitazioni. È un territorio storicamente caldo e arido, ma oggi queste temperature record stanno delineando una quotidianità con cui dovremo imparare a convivere».
Quando si fa riferimento a temperature record, quali dati bisogna considerare?
«È fondamentale fare riferimento esclusivamente alle stazioni meteorologiche certificate, che rispettano gli standard dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale. Non bisogna prendere come riferimento i termometri esposti al sole, come quelli di farmacie o insegne luminose, perché sono influenzati dall’asfalto, dal traffico, dai condizionatori e dall’isola di calore urbana. Ieri, ad esempio, i 38 gradi registrati a Foggia provenivano dalla stazione meteorologica certificata dell’aeroporto. Solo i dati ufficiali consentono confronti scientificamente attendibili».
Cosa si può fare per affrontare questa nuova realtà?
«Le strade sono due: mitigazione e adattamento. Mitigare significa ridurre le emissioni di gas serra. In ambito regionale, invece, possiamo lavorare sull’adattamento, rendendo il territorio più resiliente. Nello specifico, in agricoltura, si possono introdurre colture più adatte ai climi aridi e alle temperature elevate».fed.dib.
