Sarebbe stata destinata a un detenuto una parte del bottino ricavato dagli assalti ai bancomat compiuti a giugno scorso a San Giovanni Rotondo, nel Foggiano, e che avrebbero fruttato ai componenti della banda circa 21mila euro.
È quanto hanno scoperto i carabinieri del comando provinciale di Foggia che, all’alba di oggi, hanno arrestato sette persone, tre delle quali residenti nella provincia dauna e le altre quattro nel Salento.
L’operazione è stata condotta dai militari, che hanno dato esecuzione alle ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal gip su richiesta della Procura della Repubblica di Foggia.
Le indagini sono scattate dopo l’assalto compiuto la notte del 13 giugno a San Giovanni Rotondo. In quell’occasione, la violenta deflagrazione causata dall’ordigno artigianale inserito nel bancomat provocò ingenti danni alla filiale e alle abitazioni della palazzina sovrastante, fruttando oltre 15mila euro ai malviventi.
I militari sono riusciti a individuare il covo della banda, utilizzato per preparare i colpi e nascondersi. Proprio da queste attività di osservazione è arrivata una prima svolta quando, il 30 giugno, un secondo sportello in città è stato fatto saltare in aria per un bottino di oltre 6mila euro.
Durante le perquisizioni nell’immobile, i carabinieri hanno sequestrato attrezzi da scasso e un secondo ordigno nascosto sul tetto di un edificio adiacente, arrestando in flagranza l’uomo che aveva in uso l’abitazione. Per le azioni e la fuga il gruppo utilizzava auto di piccola cilindrata rubate poche ore prima.
Dalle indagini coordinate dalla Procura di Foggia è emerso anche un dettaglio inquietante: parte della refurtiva sarebbe stata destinata a sostenere un detenuto con cui alcuni membri del gruppo mantenevano contatti telefonici dal carcere.
Un quadro che si affianca all’altra recente operazione dell’Arma a Cerignola, con l’esecuzione di tre ordinanze cautelari per assalti con esplosivo commessi tra Foggia, Benevento e Macerata nel 2025.