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A rischio l’oro giallo di Capitanata, agricoltori delusi per la perdita della Commissione sul grano

La mancata Commissione Unica Nazionale Prezzi (Cun) a Foggia in Camera di Commercio è ormai una speranza tradita. È questo il sentimento dell’agronomo foggiano Roberto Carchia, ex pentastellato, che aveva lavorato al ministero dell’Agricoltura come consulente dell’allora governo gialloverde per una Cun a Foggia e non a Roma o a Bologna. Al coro di delusione,…
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©ALDO MARTINUZZI/LAPRESSE 23-06-2003 SALSOMAGGIORE TERME STOCK VEDUTE DI SALSOMAGGIORE NELLA FOTO: UNA VEDUTA DI UN CAMPO DI GRANO MATURO SULLE COLLINE DI SALSOMAGGIORE

La mancata Commissione Unica Nazionale Prezzi (Cun) a Foggia in Camera di Commercio è ormai una speranza tradita. È questo il sentimento dell’agronomo foggiano Roberto Carchia, ex pentastellato, che aveva lavorato al ministero dell’Agricoltura come consulente dell’allora governo gialloverde per una Cun a Foggia e non a Roma o a Bologna. Al coro di delusione, si unisce Francesco Delli Carri, avvocato e agricoltore bio della neonata associazione agricola Unici- Eccellenze della Daunia. «Siamo angosciati. I fatti sono gravi – osserva – perché i prezzi stabiliti dalla Cun romana non ripagano i costi di un grano di qualità. Le aziende agricole non hanno speranza di uscire da una crisi che le attanaglia da un ventennio. Circa un milione di ettari restano incolti. Oltre alle campagne, dai nostri giovani vengono abbandonate anche le città del Sud. E questo vale per tutto il Sud cerealicolo, dove la coltivazione del grano ha da millenni prodotto ricchezza, cultura e salute».

La battaglia persa

Carchia, che fu protagonista dell’iter del Cun, ripercorre le varie tappe di una istanza territoriale agricola cominciata con il movimento dei forconi. «Era una nobile battaglia iniziata fin dal 2016 – ricorda – e con la neonata associazione GranoSalus partecipammo al sogno ed al progetto. Si trattava di tutelare la salute dei consumatori e dare la giusta ricompensa, con un reddito dignitoso, agli agricoltori del Sud. Ora la storia sembra finita nel peggiore dei modi. La Cun grano duro del Sud avrebbe dovuto stabilire i prezzi del grano distinguendolo in base alla qualità, basandosi su una griglia qualitativa i cui parametri di valutazione erano i principali contaminanti del grano, pressoché assenti nel grano del Sud e presenti, invece, in abbondanza nel grano di importazione».

I pericoli

Sono tante le sostanze vietate in Italia e presenti nei grani esteri (micotossine Don, glifosato, metalli pesanti) che ogni settimana determinano il prezzo nella Commissione camerale per le importazioni. Anche la tradizionale commissione del mercoledì rischia di saltare. «La Cun avrebbe dovuto stabilire i prezzi del grano non soltanto in funzione del tenore proteico, che è sostanzialmente simile per grano locale ed estero, ma in funzione della quantità di contaminanti presenti», aggiunge Carchia. «Ciò avrebbe ristorato i produttori italiani dei maggiori costi a fronte dell’eccellenza qualitativa. Questa è una definitiva condanna a morte per l’economia principale della nostra provincia e per tutto il meridione. Se Foggia, città del grano, risulta ultima in classifica per reddito pro capite dipende proprio da questi prezzi sottocosto ingiustificati che non premiano il nostro oro giallo, generando una crisi economica, sociale e culturale senza fine della nostra amata Daunia».

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