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Vietare è molto più facile – L’EDITORIALE

Vietare è molto più facile – L’EDITORIALE
Polizia e manifestanti in piazza Duomo a Milano (Foto ANSA)

A vietare si fa presto. A risolvere i problemi, evidentemente, molto meno. Sono bastati i disordini di Milano perché il governo approvasse un nuovo decreto sicurezza: otto articoli, un nuovo reato, fermi preventivi, sanzioni e altri 500 militari nel capoluogo lombardo. Intanto, in Puglia, il caro gasolio ferma i camion, gli scaffali dei supermercati si svuotano e i lavoratori aspettano risposte.

La differenza non sta soltanto nei tempi. Sta nell’attenzione. Quando la protesta esplode a Milano diventa subito una questione nazionale. Quando si fermano i camion in Capitanata e il territorio rischia la paralisi, sembra quasi che il problema riguardi soltanto chi vive da queste parti.

Quanto deve aggravarsi un’emergenza, e dove deve verificarsi, perché la politica decida di affrontarla?

A Cerignola abbiamo ascoltato un padre che teme di non poter mandare il figlio all’università. Non chiede privilegi: vuole continuare a lavorare e dare un futuro ai figli. Per farsi ascoltare è arrivato a fermarsi.

La sicurezza delle città è un dovere dello Stato. Ma lo è anche ascoltare chi lavora prima che la disperazione lo porti in strada. Non si tratta di scegliere un’emergenza e ignorare l’altra. Si tratta di riconoscerle entrambe, prima che diventino ingestibili.

Nel nostro Paese non dovrebbe essere necessario arrivare a Roma per farsi ascoltare. E neppure vivere a Milano per essere considerati un’emergenza nazionale.