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Un console onorario di Israele alla guida dell’Ance?

Un console onorario di Israele alla guida dell’Ance?

Cade in un distratto dibattito metropolitano l’ipotesi di nominare il console onorario di Israele quale presidente della sezione dell’Ance (Associazione nazionale costruttori edili) delle province di Bari e Barletta-Andria-Trani. Lo stridore politico di una simile scelta è solo metà della mina che si accende sotto un’intera categoria industriale che vuole lavorare e progredire nel rispetto delle regole.

Per l’aspetto politico è opportuno ricordare che un console (onorario o meno) non ha alcuna capacità di rappresentanza – come si è sentito da voci esagitate – del popolo del Paese mittente. Un console, per la Convenzione di Vienna, è un’espressione netta del governo mandante, è propriamente il rappresentante di quel governo, e nel caso improvvisamente eruttato tra le province di Bari e BAT, il governo mandante del console onorario di Israele si trova a essere presieduto – e dunque il mandante è primariamente proprio quel capo di governo – da un ricercato della Corte penale internazionale, che come noto risponde al nome di Netanyahu. In parole povere: il dante causa del console onorario di Israele in Bari è un latitante.

Questa circostanza non lo rende idoneo ad altre funzioni di rappresentanza in Italia, dal momento che quella Corte internazionale è da noi pienamente riconosciuta: è come nominare proprio rappresentante un tale che è anche rappresentante di un latitante italiano. Attenzione: non si tratta di nominare un avvocato, che non avrebbe alcuna necessità di trovarsi in consonanza etica, valoriale e nemmeno comportamentale con il proprio assistito. Qui si parla di nominare il proprio rappresentante, cioè qualcuno che, con linguaggio calcistico, deve essere pensato da chi lo nomina come “uno di noi”. Si sono accorti di ciò gli imprenditori che lo hanno indicato come candidato? Ma tutto questo è, in fondo, soltanto materia di valutazione morale delle (e sulle) imprese che intendono nominarlo, e prevedibilmente prevarranno quelle più avvedute e non se ne farà niente.

C’è però l’altra metà della questione cui prestare attenzione – da parte della politica e della giustizia – che richiede luce sul vantaggio irregolare che dà la nomina di un esponente che in precise circostanze potrà chiamarsi fuori da procedimenti di giustizia, potrà celare documenti, potrà rivendicare la propria ambigua posizione a cavallo tra due Stati per nascondere procedure e tenere coperte operazioni che, foss’egli esente da incarichi internazionali, sarebbero invece visibili alla cittadinanza e ai tribunali.

Prevede infatti la Convenzione di Vienna sulle rappresentanze consolari onorarie che il console onorario “non è giudicabile dalle autorità giudiziarie e amministrative [amministrative!] dello Stato di residenza per gli atti compiuti nell’esercizio delle funzioni consolari”. Con linguaggio calcistico è come mettere in campo un centroattacco esentato dalla regola del fuorigioco. E l’altra squadra in gioco, se parliamo di edilizia, è la cittadinanza intera.

Quando l’eligendo presidente dell’ANCE BA-BT medierà, negozierà, arbitrerà, concluderà, in affari che interessano investitori israeliani in Puglia (per esempio sulla Muraglia di Bari… o in altre operazioni allo studio – vedi Ostuni), farà questo in veste di console o di presidente dell’ANCE? Senza aggiungere che, se la relativa documentazione sarà accidentalmente custodita in “scambio di valige consolari” tra consolati israeliani di vari stati, nessuno, per la stessa Convenzione, potrà prenderne visione: neanche l’autorità giudiziaria italiana.

Allora si chiede: perché l’ANCE sente il bisogno di andare a nascondere i suoi prossimi passi, o i passi di alcuni dei suoi? Difficile credere che una qualificata pattuglia imprenditoriale non disponga, di alternative.