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Il sondaggio “farlocco” per una fabbrica che ha segnato l’esistenza di una comunità

Il sondaggio “farlocco” per una fabbrica che ha segnato l’esistenza di una comunità

Un vecchio adagio recita: «Domanda all’acquaiolo se l’acqua è fresca». E’ un invito a non chiedere al mercante se la sua merce sia buona, perché non potresti che riceverne conferma. Succede per l’acqua, ma anche per l’acciaio, basato sulla lega indistruttibile di un sondaggio «commissionato» da Federmeccanica e propagandato come verbo indiscutibile che si manifesta lungo lo Stivale.

Un sondaggio che vuole che i cittadini italiani siano favorevoli al rilancio produttivo e al controllo statale dello stabilimento siderurgico dell’ex Ilva, ma che viene contestato dall’associazione Genitori Tarantini. «Quel sondaggio non è che un misero tentativo di nascondere la cronica incompetenza e la totale mancanza di lungimiranza di politici e affaristi». Un sondaggio che è un oltraggio alla memoria di quanti, operai e cittadini, hanno perduto la vita per colpa del siderurgico.

La replica dell’associazione tarantina assume i toni della protesta per la mancanza di rispetto verso quanti hanno segnato le loro esistenze sui ritmi di una fabbrica che mentre dava lavoro, toglieva salute e portava in tavola il pane amaro delle malattie, dei disagi e della cronica mancanza di sicurezza. Tanto che l’acronimo Ilva potrebbe essere letto come Industria Lascia Vuote Anime.

Tanta è stata l’alienazione di esistenze consumate vicino a ciminiere che chiudevano l’orizzonte a una diversa esistenza. E sul sondaggio «farlocco» insistono dall’associazione: «Sarebbe facile rispondere al presidente di Federmeccanica riportando il numero degli operai deceduti a causa di incidenti sul lavoro o malattie professionali riconosciute dall’Inail», così come «l’insopportabile numero delle gravissime malattie che colpiscono i bambini». E giù un elenco di situazioni che meritano maggiore rispetto e attenzione da parte della politica.

«Dove insiste un’acciaieria a carbone, lì ci sono cancri e leucemie in numero inaccettabile, disumano» e si accusa industriali e politica di aver fallito nella gestione della vertenza. «In quasi quindici anni da quando l’area a caldo è stata posta sotto sequestro, lo Stato non è riuscito a fare altro che produrre una ventina di decreti». Sosteneva Papa Francesco nella sua enciclica, ricordata nei giorni scorsi dal suo successore: «La produzione deve avere al centro la dignità umana». A Taranto si è prodotto solo acciaio.