«Non avremo vinto quando chiuderanno l’area a caldo. Avremo vinto quando Taranto avrà un altro aspetto, economico, sociale e ambientale. Quando avrà le stesse possibilità delle altre città». Simona Peluso non vuole sentir parlare di vincitori e vinti. Neppure adesso che la battaglia giudiziaria contro l’ex Ilva si avvicina a un altro passaggio decisivo. È la madre di Andrea, un ragazzo tarantino di 13 anni affetto da una malattia rarissima, tra i promotori dell’azione inibitoria da cui è scaturita la pronuncia del Tribunale civile di Milano sulla sospensione delle attività delle aree a caldo dello stabilimento siderurgico.
Il prossimo appuntamento è fissato per il 20 ottobre, davanti alla Corte di Cassazione. Tre giorni prima, sabato 17, Taranto tornerà in piazza con una manifestazione promossa da Onda del Futuro. Un corteo per chiedere la chiusura del polo siderurgico, la bonifica del territorio e un modello di sviluppo alternativo.
«Viviamo questi giorni con ansia», racconta Peluso. «Arrivano notizie di tutti i tipi e inevitabilmente ci confrontiamo con gli avvocati per capire cosa sta accadendo. Quando subentra il panico, a volte vacillano persino le certezze che abbiamo maturato in questi anni, anche sul piano del diritto».
L’attesa per la Cassazione è accompagnata da una prudenza che non cancella la fiducia. «Cerchiamo di non essere né troppo ottimisti né troppo pessimisti. Le certezze che abbiamo ci portano comunque verso l’ottimismo. Finora, sul piano giudiziario, abbiamo ottenuto risultati importanti». Ma Peluso rifiuta l’idea che la vicenda possa essere ridotta al risultato di una partita. «Questa situazione è comunque una sconfitta per tutti, perché avrebbe dovuto essere risolta molto tempo fa. Se chiudono l’area a caldo non significa che abbiamo vinto. Non avremo risolto niente se non cambierà davvero il futuro della città».
Nelle sue parole c’è anche la consapevolezza che la questione ambientale non possa essere separata da quella occupazionale. Il confronto con i lavoratori dello stabilimento, racconta, non è mancato. «Ci è capitato di ascoltarli durante le riunioni, qualcuno ci ha contattato per raccontarci la propria storia. Sono vicende spesso pesanti». E aggiunge: «Molti sono stanchi. Credo che alcuni aspettino quasi qualcuno che li salvi da questa situazione. Sanno bene quanto sia critica. Non dev’essere piacevole, per nessuno, entrare ogni mattina a lavorare in quel posto».
Intanto l’attenzione si sposta sulla mobilitazione del 17 ottobre. Il concentramento è previsto alle 16 in piazzale Democrate, con partenza del corteo alle 17 e arrivo in piazza Maria Immacolata, dove è in programma un momento di interventi aperto ai cittadini. «Le adesioni sembrano arrivare da realtà molto diverse e speriamo che la partecipazione sia importante», spiega Peluso. Che questa volta si aspetta una risposta significativa dalla città: «Negli ultimi anni è tornata una sorta di coscienza cittadina che si era un po’ persa. Le persone erano stanche, psicologicamente provate, demotivate. Poi qualcosa è cambiato. Hanno cominciato a intravedere uno spiraglio e questo le ha riavvicinate alla partecipazione. Taranto deve rispondere».
