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La legge è uguale per tutti – L’EDITORIALE

La legge è uguale per tutti – L’EDITORIALE

Dunque, la prima telenovela dell’epoca decariana si è conclusa. L’assessora regionale (ormai ex) al Turismo, la foggiana Grazia Maria Starace, in quota “Prossima” – anzi di diretta emanazione di Decaro, visto che il gruppo non rivendica nemmeno l’assessorato – si è dimessa. «Devo salvaguardare i miei figli», ha detto in una comunicazione rilasciata all’Ansa di Roma.

La notizia era già nota agli addetti intorno alle 21,30: dimissioni consegnate in presenza dalla stessa protagonista al governatore e al capo di Gabinetto nella stanza del presidente a Bari. Perché si sia atteso fino alle 23,08 per dare alla stampa la notizia è materia da psichiatria. Il punto importante non è questo. Il punto è come e perché si sia esposta una donna, già in gravi difficoltà per vicende personali, al clamore mediatico sulla base di notizie che prima o poi sarebbero saltate fuori. Come avrete constatato, noi abbiamo fatto una scelta: non seguire il filone morboso, quello del “tutto in piazza”, quando si tratta di casi strettamente personali.

Le questioni che si consumano fra coniugi non sono nostre questioni. Lo diventano – e ne abbiamo dato conto – nel momento in cui sconfinano nell’ipotesi di reato e anche nella possibile incompatibilità dei ruoli che si rappresentano, tema sollevato dalle opposizioni in Regione e che abbiamo più volte riportato correttamente sul nostro giornale.

Tuttavia, se ai più era sconosciuto il patrimonio immobiliare dell’assessora (case vacanza, complessi turistici di famiglia) ad un attento governatore non doveva sfuggire una tale concomitanza. Non fosse altro per una questione di opportunità, più che di incompatibilità. Perché un presidente di Regione nomina come assessora al Turismo una persona che in Capitanata è noto che abbia interessi sostanziosi in quel settore e per di più in una delle aree più turistiche della regione? Inesperienza, eccessiva sicurezza del proprio consenso, fiducia oltre le convenienze istituzionali?

Magari, di incompatibilità (o di ragioni di opportunità) potrebbero essercene anche altre, allora, nella sua giunta, magari accompagnate anche da inchieste che attendono una soluzione. E forse sarà il caso che verifichi, il Governatore, per evitare di essere messo nuovamente in difficoltà. Se Decaro, invece, nulla sapeva delle cointeressenze della sua assessora nel settore che amministrava, allora, ci preoccupiamo due volte. E ci corre l’obbligo di informarlo, e lo abbiamo fatto sulle nostre pagine, che diretti esponenti della sua lista “Prossima” si incontrano con esponenti politici di Comuni sciolti per mafia.

Nulla di illegale. Ognuno vede chi gli pare. Ma anche qui è questione di opportunità. La domanda che resta sospesa, allora, è una sola: Decaro conosce fino in fondo le sue truppe? Perché altrimenti ne spunterebbe un’altra a ruota: ma Decaro ci è o ci fa? E la legge è uguale per tutti in politica? O una delle due parti è affrancata per statuto, quando si tratta di dimostrare rigore.