Molta gente neanche immagina quanti sacrifici si fanno per amore della famiglia. Non immagina quanto possa essere complicato incastrare esigenze, imprevisti e incognite della vita quotidiana. A volte penso che neanche il piano di produzione di un kolossal cinematografico potrebbe essere messo a paragone con la logistica di una famiglia. Perché nella vita reale non ci sono prove generali. Non c’è un copione da seguire. Ogni giorno è una prima assoluta.
La logistica quotidiana
La sveglia suona presto, spesso prima del necessario, perché bisogna anticipare il caos della giornata. Preparare la colazione mentre qualcuno cerca le scarpe che ieri erano «sicuro di averle messe lì». Controllare gli zaini, ricordarsi della merenda, della borraccia, del compito da consegnare. Poi c’è il lavoro. Che spesso non aspetta, non capisce, non rallenta. Ma nella testa, anche mentre lavori, una parte di te continua a fare calcoli: chi prende i bambini oggi? A che ora finisce l’attività? C’è allenamento? C’è una riunione a scuola? E se qualcosa salta, perché qualcosa salta sempre, bisogna reinventare tutto in pochi minuti. Soprattutto quando ci siamo solo noi genitori. Senza qualcuno dietro l’angolo pronto a dare una mano. Senza zii disponibili. Senza babysitter di emergenza. Quando tutto passa dalle nostre spalle, dalle nostre energie, dal nostro tempo.
Una squadra vera
Essere genitori significa essere una squadra. Non a parole, ma nei fatti. Una squadra in cui ognuno ha il suo ruolo, ma dove bisogna essere pronti a cambiare posizione in qualsiasi momento. Uno cucina mentre l’altra aiuta con i compiti. Uno corre a fare la spesa alle otto di sera perché manca il latte per la mattina dopo. Uno mette a letto i bambini mentre l’altro sistema la cucina o prepara le cose per il giorno successivo. E la panchina non è contemplata. Perché quando si tratta dei propri figli non si può dire «oggi passo». Anche quando sei stanco morto. Poi ci sono le notti in cui qualcuno si sveglia perché ha paura, perché ha la febbre, perché ha fatto un brutto sogno. Ci sono i pomeriggi passati tra compiti, attività sportive, attese fuori da una palestra o da una scuola di musica. Ci sono i weekend che diventano tornei, partite, feste di compleanno, lavatrici da fare, casa da sistemare. Eppure, in mezzo a tutto questo, ci sono anche le cose più belle: una risata improvvisa a tavola, un abbraccio senza motivo, una frase detta con la spontaneità dei bambini che ti fa dimenticare tutta la stanchezza.
La scelta di esserci
Molta gente tutto questo non lo immagina. O forse sì, ma non ha la sensibilità per guardare oltre il proprio orticello. Ognuno guarda la realtà con le proprie diottrie. Eppure spesso si parla, si giudica, si commenta. Si fanno osservazioni su scelte, tempi, presenze, assenze. Parole che forse sarebbe meglio non dire, soprattutto quando non si conosce davvero la fatica che c’è dietro. Molta gente neanche sa cosa significhi mettere i figli al primo posto. Ma la verità è semplice: ognuno nella vita sceglie le proprie priorità. E io ho scelto la mia. Ho scelto di essere un padre. Ho scelto di mettere il bene e l’amore per i miei figli sopra tante altre cose. Questo però non significa che sia facile. Perché ciò che per noi ha un valore enorme, per altri non pesa allo stesso modo. E allora a volte capita di dover aspettare, di dover stringere i denti. Ma senza mai dimenticare il motivo per cui si fanno tutti questi sacrifici. Per la famiglia. Perché alla fine, ovunque io vada, loro sono sempre con me. Nei pensieri mentre lavoro. Nei messaggi che ci scambiamo durante la giornata. Forse molta gente questo non lo sa. Io ho scelto di essere un genitore presente, con tutti i miei difetti. E ogni giorno cerco di onorare questa scelta, con tutti i limiti, la stanchezza e gli errori che inevitabilmente fanno parte del percorso. Ho dimenticato mia figlia in palestra per scrivere questo pensiero qui. Devo scappare.