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Il Sud rinasce nel nome di Domenico Modugno

Quando si parla di Domenico Modugno si dice sempre che è il simbolo di un’Italia che rinasce. È vero, ma oggi non basta più dirlo così. Perché Modugno, oggi, è ancora attualissimo. È attuale per quello che rappresenta: una rinascita che parte dal Sud. Un orgoglio di essere meridionale, a testa alta, con la schiena dritta, con la capacità di difendere i propri diritti culturali. Questo è il punto da cui bisogna ripartire.

Modugno poi è tante cose insieme. È uno che canta in dialetto pugliese, napoletano, siciliano. È uno che si interessa davvero alla musica popolare, al folk, alla ricerca. C’è un lavoro su questo che oggi andrebbe ripreso, anche attraverso materiali meno conosciuti: penso a un disco legato proprio alla sua esplorazione del Sud, che sarebbe bello riportare alla luce. E poi ci sono le canzoni, quelle che tutti conoscono e quelle che andrebbero riascoltate meglio: Amara terra mia, La lontananza. Tutto questo fa parte di un percorso che non è mai stato davvero chiuso.

Mimì ha rotto gli schemi della canzone italiana prima ancora che esistesse la parola «cantautore». E lo ha fatto in maniera molto netta. Ha cambiato il modo di usare la voce. Ha cambiato il modo di stare sul palco: il corpo, il movimento, una presenza che all’epoca non si era mai vista. Era qualcosa di scioccante, di potente, di coinvolgente.

Ma soprattutto ha cambiato i temi. Si è staccato completamente da una tradizione fatta di fiori, di cuore, di un certo modo di raccontare l’amore. Ha portato dentro la canzone altri contenuti, anche sociali, e un modo diverso di guardare ai rapporti. Da lui parte molto. Poi quella linea si sviluppa nella canzone d’autore degli anni Settanta. Ma quel ciclo si è chiuso.

Oggi siamo in una fase diversa, ancora tutta da capire. Per questo parlare oggi di canzone d’autore ha senso solo se non diventa una categoria nostalgica. Negli ultimi anni si è cercato, anche attraverso il Club Tenco, di buttare giù gli ultimi paletti, gli ultimi muri. Non si può più intendere la canzone d’autore come negli anni Settanta. Serve un’apertura mentale, un’attenzione diversa verso quello che arriva oggi. La musica d’autore contemporanea nasce da qui. Non è una definizione particolarmente creativa, ma è chiara: indica proprio questa necessità di apertura verso il presente. Dentro questo discorso si inserisce il lavoro su Polignano a Mare.

L’idea di «Città della Musica» può diventare qualcosa di concreto. Le intenzioni sono buone e c’è un lavoro condiviso con la Regione Puglia che può dare continuità a questo percorso, insieme a un’attenzione più ampia che riguarda anche l’educazione. Il punto centrale è partire dal territorio e aprirsi. Prima ai ragazzi di Polignano, poi a quelli della provincia di Bari, poi alla regione, poi al Sud. In questa direzione si inserisce anche l’idea di un centro studi. È un progetto su cui stiamo lavorando, ne stiamo parlando, ed è giusto che sia condiviso con la Regione Puglia e con chi poi si occupa di queste cose a livello istituzionale.

L’obiettivo è creare un punto di riferimento per le arti, con uno spazio anche museale, ma soprattutto con una funzione formativa e di ricerca. Un luogo dove i giovani possano capire cosa significa lavorare nella musica. Non solo fare i cantanti, ma conoscere tutti i mestieri che ci sono intorno. Perché ogni anno in Italia ci sono decine di migliaia di ragazzi che vogliono fare questo mestiere, e spesso lo fanno senza strumenti, senza consapevolezza, senza protezione.

Il collegamento tra Polignano, San Pietro Vernotico e Lampedusa è, in fondo, molto semplice: sono le città di Modugno. Ma proprio per questo può nascere un racconto condiviso, un lavoro sinergico che, nel suo nome, può creare suggestioni interessanti e aprire nuove possibilità. Polignano può essere il punto di partenza, il capofila di questo percorso. Non per costruire una celebrazione, ma per rimettere al centro la canzone di un grande rivoluzionario.

Modugno è stato il cantante italiano che ha venduto più dischi nel mondo. I Grammy Award, per come li conosciamo oggi, nascono anche con lui. Eppure non è ancora abbastanza conosciuto, né abbastanza apprezzato per quello che è stato davvero. Il lavoro da fare è questo: non aggiungere retorica, ma conoscenza. Non fermarsi all’immagine, ma tornare alla sostanza. Perché Modugno non è un ricordo. È ancora un punto di partenza.

Stefano Senardi è produttore discografico e direttore artistico, già membro del Consiglio Direttivo e oggi presidente onorario del Club Tenco, tra i principali punti di riferimento della canzone d’autore italiana

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