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Il prezzo di una rabbia ignorata – L’EDITORIALE

Il prezzo di una rabbia ignorata – L’EDITORIALE
Camion in coda

La Puglia rischia di fermarsi. Ma sarebbe un errore fermarsi alle immagini delle pompe di benzina a secco, degli scaffali vuoti, dei camion incolonnati. Perché dietro quella protesta c’è qualcosa di più profondo: la crisi di un sistema nel quale chi lavora sempre di più finisce per guadagnare sempre meno.

I camionisti sono l’ultimo anello di una catena che tiene in piedi la nostra economia. Trasportano ciò che mangiamo, ciò che compriamo, ciò che produciamo. Eppure denunciano di non riuscire più a coprire i costi del proprio lavoro. È un paradosso che dovrebbe interrogare la politica prima ancora di preoccupare i consumatori.

Naturalmente, il diritto di protestare non può trasformarsi nel diritto di paralizzare una regione. Chi non trova carburante o vede la propria azienda fermarsi non può diventare l’ostaggio di una vertenza che non ha gli strumenti per risolvere. Ma sarebbe altrettanto miope limitarsi a chiedere la fine dei disagi senza affrontarne le cause.

Quando un settore essenziale arriva a usare la paralisi come unica forma di pressione, significa che qualcosa, molto prima, ha smesso di funzionare. Agricoltori, camionisti, operai dell’ex Ilva.

Tre crisi diverse, un filo comune: la distanza crescente tra chi produce ricchezza e chi decide le condizioni per produrla. La politica non può limitarsi a gestire l’ordine pubblico o promettere tavoli. Deve tornare a governare i processi economici.

Altrimenti, spente le proteste di oggi, ne arriveranno altre. E ogni volta ci sorprenderemo di una rabbia che avremmo dovuto vedere crescere.