Una famiglia che accompagna una figlia nel suo ultimo viaggio. Un’altra che da sette mesi aspetta persino di poter celebrare un funerale. Due storie pugliesi, due dolori immensi. Ma nel secondo c’è qualcosa che non riesco ad accettare.
Ieri, ad Andria, una comunità intera ha dato l’ultimo saluto a Laura Procacci. C’erano suo padre Giuseppe, la mamma Maddalena, le sorelle Mariagiovanna e Giulia. Una famiglia distrutta dal dolore. Da padre, mi ha commosso il video pubblicato da Giuseppe: Laura che gli rivolge il saluto militare, lui che ricambia, poi un lungo abbraccio. «Noi ci salutavamo così. Ciao Lauretta figlia mia».
Ma il mio pensiero va anche a un’altra famiglia, a Bisceglie. Quella di Mino Racanati, scomparso il 2 aprile nel crollo del ponte sul Trigno. Mino non è stato ritrovato. Per la famiglia è sotto quelle macerie. E quelle macerie sono ancora lì.
Ieri Matteo Salvini ha annunciato che la rimozione potrebbe avvenire all’inizio del 2027. Ma come? Sono già passati sette mesi dalla tragedia. E bisogna aspettarne ancora? È un’attesa intollerabile. Le indagini e la sicurezza non possono diventare spiegazioni generiche dietro cui nascondere ritardi che nessuno chiarisce. Servono risposte precise, responsabilità e tempi certi.
Ad Andria una famiglia ha potuto piangere Laura davanti alla sua bara. A Bisceglie una famiglia non sa ancora quando potrà farlo. Non si può chiedere a chi ha perso una persona cara di aspettare mesi anche per poterla seppellire.
