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Zelig Lab fa tappa in Puglia, Marco Colonna: «Si può e si deve ridere di tutto» – L’INTERVISTA

Il laboratorio, da novembre ad aprile, porterà al Portulaca di Trani aspiranti comici e dodici spettacoli aperti al pubblico per cercare nuovi talenti

Zelig Lab fa tappa in Puglia, Marco Colonna: «Si può e si deve ridere di tutto» – L’INTERVISTA
Marco Colonna guiderà con Tommy Terrafino lo “Zelig Lab 2026/2027” al Portulaca di Trani

«Il fallimento in un laboratorio è solo una battuta da riscrivere meglio». Marco Colonna conosce il valore della gavetta. Ora il comico tranese guiderà con Tommy Terrafino lo «Zelig Lab 2026/2027», che da novembre ad aprile porterà al Portulaca di Trani aspiranti comici e dodici spettacoli aperti al pubblico. Il laboratorio, con la direzione artistica di Giancarlo Bozzo e il lavoro dell’autore Teo Guadalupi, prevede provini e frequenza gratuiti. L’obiettivo è individuare nuovi talenti e accompagnarli dalla scrittura alla prova del palco.

Colonna, dopo quasi dieci anni Zelig torna in Puglia. Perché avete scelto Trani e che cosa cercate nei nuovi comici?

«La Puglia è da sempre una terra straordinaria per la comicità, ricca di ironia spontanea. Cercavamo un luogo nel quale cultura, arte e intrattenimento facessero parte della quotidianità, lontano dai ritmi frenetici delle metropoli. Il Portulaca e Trani hanno queste caratteristiche: una città bella e culturalmente vivace, dove può nascere qualcosa di nuovo. Cerchiamo una comicità fresca, capace di mescolare l’identità e le radici del territorio con linguaggi moderni, anche in prospettiva televisiva. Non ci interessa soltanto la battuta: vogliamo storie, personaggi, punti di vista originali che sappiano far ridere e raccontare il mondo di oggi».

Da Checco Zalone a Pino Campagna, la Puglia ha dato molti volti alla comicità italiana. Esiste davvero un modo pugliese di far ridere?

«Sì, ed è fatto soprattutto di autoironia e contrasti. La saggezza popolare, quasi filosofica, convive con una fortissima espressività fisica e vocale. Comici molto diversi, come Zalone, hanno in comune la capacità di prendere un archetipo locale e renderlo universale, ridendo prima di tutto dei propri difetti. Il territorio resta fondamentale, purché non diventi una gabbia. Fare comicità pugliese oggi non significa limitarsi al dialetto: vuol dire partire dalle proprie radici per arrivare a tutti. Quando racconti la tua terra con sincerità e originalità, riesci a far immedesimare anche uno spettatore che vive a mille chilometri di distanza».

Tra politicamente corretto e social, oggi è più difficile fare il comico? Si può ancora ridere di tutto?

«Si può e si deve ridere di tutto, ma conta il modo in cui lo si fa. Il politicamente corretto e l’immediatezza dei social non vanno considerati una censura, piuttosto una sfida per chi scrive. Il pubblico è più attento, più sensibile: questo ci obbliga a superare le battute facili e i cliché. Un comico non deve salire sul palco con la paura di offendere o con un elenco di argomenti proibiti. Deve chiedersi se il suo punto di vista sia originale e se la battuta funzioni. La vera comicità colpisce il potere e le contraddizioni della società, non la fragilità delle persone. Se l’intento è intelligente e il meccanismo comico funziona, il palco conserva tutta la libertà necessaria».

Lei è arrivato anche alla televisione, da Zelig On ad altre trasmissioni. Che cosa le ha insegnato il laboratorio? E che consiglio dà a chi comincia?

«Che la televisione è soltanto la punta dell’iceberg. Le fondamenta si costruiscono davanti a un pubblico vero, provando, sbagliando, tornando sul palco. Quando arrivi in televisione, capisci che puoi conquistare chi ti guarda da casa solo dopo aver lavorato davanti a una platea dal vivo. Il laboratorio insegna a ripulire un testo, trovare i tempi comici, rispettare ogni singola risata. Ai giovani dico: non abbiate fretta. I social spingono verso la viralità immediata, ma il cabaret è un lavoro artigianale. Frequentate i laboratori, esibitevi ovunque e non temete i fiaschi. Un fallimento è una battuta da riscrivere per la settimana dopo. E usate le vostre radici, la vostra verità: io porto in scena la Puglia e le tradizioni della mia famiglia. L’autenticità è l’unica cosa che non passa mai di moda».