In questi giorni nel nostro Paese stiamo assistendo ad alcune manifestazioni, scioperi o blocchi, spinti dal caro carburante e dal rialzo dell’inflazione. Quanto sta accadendo ha risvegliato in me un sopito ricordo: quello del Biennio Rosso.
Mi spiego meglio. Intanto la nostra amata Italia sta soffrendo le azioni di due o più tipologie di proteste differenti: quella degli autotrasportatori che lamentano il caro carburante, quella degli agricoltori che vedono mal pagati i propri prodotti e sono strozzati dalle pretese della distribuzione e le manifestazioni di Milano che sembrano spinte da una rabbia sociale e, perché no, identitaria. Proprio quest’ultimo caso con la distruzione delle vetrine di importanti negozi mi ha fatto ripensare a quello che accadde sempre a Milano nel biennio 1919-1920. Si tratta di una ricca pagina di storia, liquidata nei libri di testo in poco più di un paragrafo, che ha segnato la sorte del nostro Paese.
L’Italia era appena uscita dalla Prima Guerra Mondiale e ovunque si mangiava pane e miseria tranne nel triangolo industriale che è sempre stato la locomotiva economica italiana, grazie anche ai grandi incentivi offerti dall’epoca giolittiana. Proprio Milano fu la protagonista di numerosi scioperi proclamati dai lavoratori che arrivarono persino ad occupare le industrie fermando la produzione. Le richieste erano soprattutto quelle di un aumento salariale, di migliori condizioni lavorative per consentire una sopravvivenza più dignitosa.
La rivoluzione russa, culminata con l’occupazione del palazzo d’inverno da parte dei bolscevichi guidati da Lenin, tra il 7 e l’8 di novembre del 1917, aveva avuto il suo ruolo decisivo, aprendo una stagione di instabilità sociale in Europa. Il pericolo socialista scatenò una dura reazione dell’opinione pubblica. La classe borghese dei salariati era indignata di fronte alle proteste, era bloccata, non riusciva a vivere la propria quotidianità e gli industriali erano disperati.
Quel clima di sofferenza e di terrore fu terreno fertile per la nascita dei fasci di combattimento, gruppi organizzati di picchiatori che si sostituirono alle forze di polizia, più temerari e disposti a tutto pur di contrastare le lotte degli operai e dei lavoratori. In poco tempo il Biennio Rosso diede spazio alla nascita del cosiddetto Biennio Nero che trovò il suo compimento con la marcia su Roma il 28 ottobre del 1920. Ebbene, guardando le scene di guerriglia urbana avvenute a Milano appare evidente la totale impotenza delle forze dell’ordine, un atteggiamento cristallizzato nel volto di quel funzionario della polizia che è apparso con una ferita sul capo e sanguinante. A questo si aggiungono alcuni video postati sui social che mostrano raduni di estrema destra o cortei organizzati a Milano per mostrare i muscoli a chi ha divelto e rovinato negozi e boutiques milanesi.
Le proteste popolari sono legittime se contenute in azioni civili e di dialogo ma non trovano adeguata rappresentanza nel panorama politico attuale, mentre l’indignazione dei milanesi ha trovato il proprio megafono in quella scena immortalata di quell’uomo che schiaffeggia un ragazzo ed un adulto che stavano manifestando. Da un lato la rabbia sinistra del popolo, degli oppressi e degli immigrati, dall’altro la mano pesante di coloro che vogliono riappropriarsi di spazi urbani che ora non parlano più la nostra lingua. Non più una questione sociale ma una vera e propria emergenza identitaria.
