Basta allontanarsi un po’ dalla banchina di Taranto, perché questa millenaria città cambi volto. Alle spalle resta lo skyline di palazzi e cantieri navali. Davanti si apre il golfo, che fa da scenografia ad incontri emozionanti: quelli con i delfini. Una presenza tutt’altro che insolita: qui vivono in branchi e vengono studiati e monitorati durante il corso di tutta la vita. Per osservarli da vicino, basta imbarcarsi su uno dei catamarani che partono dal Molo Sant’Eligio, trasformando una giornata in mare in una spedizione (quasi) scientifica.
Insieme agli esperti della Jonian Dolphin Conservation, associazione locale impegnata da anni nella ricerca sui cetacei dello Ionio, si imparano a riconoscere le diverse specie e ad avvicinarsi senza disturbarli. Quando all’orizzonte compare un branco, i motori del catamarano vengono spenti e comincia l’attesa. I delfini, il più delle volte, si avvicinano e cominciano ad affiorare intorno all’imbarcazione, ad emergere ed a tornare sott’acqua brillando al sole. Qualche volta regalano salti e spruzzi, ma il vero spettacolo è poterli ammirare nel proprio ambiente, fuori da gabbie e vasche. L’avvistamento, naturalmente, non può essere una certezza: dipende dal mare, dal meteo e dagli spostamenti degli animali. Proprio per questo, ogni incontro ha dell’irripetibile.
Quello di andare nel golfo alla scoperta dei cetacei è un modo particolarmente suggestivo per entrare in sintonia con una città autentica, cuore della Magna Grecia e protagonista nelle scorse settimane di un evento sportivo che ha meritatamente riportato sotto i riflettori il suo viscerale rapporto con l’acqua: i Giochi del Mediterraneo 2026. Quasi 4.000 atleti sono arrivati in Puglia da 26 Paesi. Le competizioni sportive disputate sul Mar Piccolo hanno permesso di mostrare un volto diverso di Taranto: non soltanto città industriale e militare, ma luogo mediterraneo nel quale sport, paesaggio e storia si incontrano.
Continuando a seguire il filo blu dello Ionio, con le motonavi del servizio cittadino, si può raggiungere facilmente anche lo splendido arcipelago delle Isole Cheradi, San Pietro e San Paolo. La prima, più grande, è una oasi verde di circa 117 ettari, con una lunga spiaggia di sabbia fine, calette e tratti di costa rocciosa, ed una folta pineta di macchia mediterranea, habitat di molte specie di uccelli. Conserva, inoltre, una storia che affonda le radici: sui suoi fondali sono stati ritrovati reperti ed anfore riconducibili a un arco temporale di circa otto secoli, e le fonti attestano la presenza di un monastero dedicato a San Pietro già nel XVI secolo. L’altra isola, San Paolo, rimane, invece, interdetta al pubblico perché di proprietà della Marina Militare. Le due Cheradi, dunque, restituiscono esattamente l’immagine di Taranto, divisa tra le sue tante anime.
Vale la pena scoprirla senza fretta, specie adesso in bassa stagione: seguendo il profilo della costa, ascoltando il rumore delle onde e, con un po’ di fortuna, aspettando di scorgere i delfini.
